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Caso Argentino, lettera del Quirinale alla famiglia

"La morte in carcere è una grave sconfitta dello Stato". Sono le parole scritte dalla Presidenza della Repubblica ai familiari di Stefano Argentino, il ventisettenne di Noto trovato senza vita nell'agosto dello scorso anno nel penitenziario di Messina Gazzi. La lettera del Quirinale risponde all'appello della famiglia che da mesi chiede di fare piena luce sulle circostanze del decesso e sulle presunte carenze nella vigilanza.

di Chiara Scucces -

Era la mattina del 6 agosto dello scorso anno quando il corpo di Stefano Argentino, ventisettenne di Noto, veniva rinvenuto senza vita nella sua cella del carcere di Gazzi, a Messina. Il giovane si trovava in custodia cautelare con l’accusa del femminicidio della studentessa Sara Campanella, avvenuto pochi mesi prima. Una vicenda dolorosa che fin da subito ha aperto complessi interrogativi. Nonostante i pregressi segnali di fragilità e un iniziale regime di massima sorveglianza, il declassamento della vigilanza aveva permesso il trasferimento del giovane in una cella comune, dove poi si è consumato il dramma. Un suicidio annunciato, secondo i legali della famiglia, che ha spinto la Procura di Messina ad aprire un’indagine per accertare eventuali responsabilità nella gestione della sua custodia.

Oggi, su questa drammatica fine, interviene direttamente la Presidenza della Repubblica. Come riferisce l’agenzia di stampa AGI, il consigliere per gli Affari dell’amministrazione della giustizia del Quirinale ha risposto all’appello dei familiari del giovane. Nello scritto si legge che “il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza”. E ancora: “La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato”.

Parole accolte con favore dai familiari di Argentino, che vedono in questa presa di posizione un passo decisivo per restituire dignità alla memoria di Stefano e un forte sprone affinché le indagini giudiziarie proseguano con il massimo rigore, per fare definitiva luce su ogni aspetto della vicenda. La presa di posizione del Quirinale squarcia il velo su un dramma silenzioso che, a un anno da quella morte, continua a rimanere un’emergenza cronica. In Sicilia, dove il sovraffollamento e le carenze di organico negli istituti di pena restano critici, la vicenda di Stefano Argentino ricorda quanto sia ancora drammaticamente sottile il confine tra la custodia dello Stato e la disperazione dei più fragili.