Catania

Catania, stangata da DIA e Procura: sequestro di beni per truffa all’AGEA

Sotto vincolo i conti di due condannati per estorsione mafiosa e di una società agricola del ragusano

di Chiara Scucces -

Colpire i patrimoni illeciti per disarmare la criminalità sul piano economico. È con questo obiettivo che la Direzione Investigativa Antimafia e la Procura Distrettuale di Catania hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro di beni emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale etneo. Nel mirino degli investigatori sono finiti due soggetti, già recentemente condannati per un tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso. Gli approfondimenti economico-patrimoniali della DIA hanno permesso di far luce su un articolato e collaudato sistema con cui venivano intercettati indebitamente i contributi pubblici erogati dall’AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il meccanismo si reggeva sull’intestazione fittizia di quote societarie a prestanome formali (soggetti apparentemente in possesso dei requisiti di legge) usati come paravento per accedere ai finanziamenti europei e statali. Sulla base degli elementi raccolti, i giudici hanno ordinato il sequestro preventivo delle somme considerate il provento dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. I sigilli sono scattati sui rapporti bancari riconducibili agli indagati e su una società agricola coinvolta nella vicenda. Un’operazione che si inserisce nella più ampia azione di contrasto alle frodi ai danni dello Stato. Dal punto di vista procedurale, si tratta di una misura di prevenzione patrimoniale non ancora definitiva; si tratta tuttavia di un segnale forte che conferma l’efficacia degli strumenti antimafia nell’aggredire le ricchezze accumulate con l’illegalità.