Attualità
Comuni in dissesto: 4 enti su 10 in crisi finanziaria
La magistratura contabile fotografa il collasso degli enti territoriali: Sicilia, Calabria e Campania concentrano l’80% dei default dell’ultimo quinquennio. Nell'Isola il 40% dei municipi è impantanato in procedure di crisi
La crisi finanziaria dei Comuni si è trasformata in un’emergenza strutturale e territoriale. A tracciare la mappa del default è la recente relazione inviata al Parlamento dalla magistratura contabile, da cui emerge una profonda frattura geografica. Sicilia, Calabria e Campania da sole concentrano il 63,6% delle procedure di crisi complessivamente attivate sul territorio nazionale e ben l’80,4% dei dissesti finanziari dichiarati negli ultimi cinque anni. In particolare in Sicilia quattro enti locali su dieci (pari a oltre il 40% dei Comuni dell’Isola) si trovano ad affrontare gravi squilibri di bilancio, divisi tra dissesto conclamato e piani di riequilibrio pluriennale.
L’analisi dettagliata evidenzia come lo strumento del riequilibrio finanziario, il cosiddetto predissesto, introdotto per consentire ai municipi di rientrare dai debiti evitando il fallimento, si sia rivelato spesso inefficace. Oltre il 60% dei piani di riequilibrio attivati nei Comuni siciliani sfocia infatti, direttamente o dopo continui rinvii, nel vero e proprio dissesto.
L’Isola detiene inoltre il primato per la presenza di enti pluri-recidivi, con municipi che hanno alle spalle fino a quattro o cinque procedure di crisi consecutive, come i casi simbolo di Palagonia, Scordia, Ispica, Taormina e Santa Venerina, a testimonianza di una conclamata incapacità di uscire dalla spirale dell’indebitamento. A soffrire non sono soltanto i piccoli centri dell’entroterra, ma anche importanti realtà produttive e demografiche dell’Isola, tra cui città come Modica, Gela e le stesse Città Metropolitane di Palermo e Catania, le cui dinamiche finanziarie appaiono costantemente in bilico. Le cause del collasso sarebbero da attribuire, ad esempio, al crollo della capacità di riscossione: le entrate proprie (TARI, IMU e sanzioni) registrano percentuali d’incasso estremamente basse, spingendo gli enti all’anticipazione di cassa continue a questo va aggiunta la riduzione dei trasferimenti erariali, il progressivo taglio dei fondi statali e regionali destina ai bilanci comunali risorse insufficienti a coprire i costi dei servizi essenziali.