Attualità

Confcommercio, spariscono i negozi ma cresce la produttività

In cinque anni persi quasi il 7% degli esercizi al dettaglio

di Sergio Randazzo -

Il commercio siciliano continua a fare i conti con una profonda trasformazione. Da un lato la progressiva scomparsa dei negozi di vicinato, dall’altro la capacità delle imprese di innovare e aumentare la propria produttività. È il quadro che emerge dal Rapporto sul Commercio di Confcommercio, realizzato con il contributo dell’Istituto Tagliacarne, che analizza l’evoluzione del settore e fotografa lo stato di salute del commercio nell’Isola.

Nel 2023 in Sicilia risultano attivi 53.079 esercizi commerciali al dettaglio: 5.244 non specializzati, 40.076 specializzati e 7.759 appartenenti ad altre categorie. Rispetto al 2018 il numero complessivo delle attività è diminuito del 6,9%, con un calo ancora più marcato tra gli esercizi specializzati, che registrano una flessione del 7,5%.

Numeri che confermano il fenomeno della desertificazione commerciale, sempre più evidente non solo nei piccoli comuni ma anche nei quartieri e nei centri urbani. A incidere sono il calo demografico, l’aumento delle famiglie unipersonali, oggi pari al 37% del totale, la crescita dell’e-commerce e la concorrenza della grande distribuzione. La chiusura dei negozi di prossimità, sottolinea Confcommercio, non rappresenta soltanto una perdita economica, ma impoverisce il tessuto sociale delle comunità, privandole di servizi essenziali e di presidi di sicurezza.

Accanto alle criticità emergono però anche segnali incoraggianti. Negli ultimi trent’anni il commercio siciliano ha registrato una crescita del valore aggiunto per addetto pari al 55%, a dimostrazione della capacità delle imprese di investire nell’innovazione, nella digitalizzazione e nell’adattamento ai nuovi modelli di consumo.

“Il rapporto conferma che la Sicilia vive una fase complessa, ma non priva di prospettive – afferma il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti –. La riduzione dei negozi di prossimità ci preoccupa perché incide sulla qualità della vita nei nostri centri urbani e sulla tenuta sociale delle comunità. Allo stesso tempo, però, i dati dimostrano che il commercio siciliano è vivo, reattivo e capace di adattarsi. Non siamo un settore che si limita a sopravvivere, ma un comparto che ha saputo innovare anche nei momenti più difficili”.

Per Confcommercio, la sfida dei prossimi anni sarà accompagnare le imprese nella transizione digitale senza disperdere il valore della rete commerciale di prossimità. “Servono politiche mirate, investimenti sulle infrastrutture, una fiscalità più equa e un sostegno concreto alle micro e piccole imprese – conclude Manenti –. La Sicilia deve trovare un equilibrio tra innovazione e tutela del tessuto urbano, affinché il commercio continui a essere un motore di sviluppo economico e un presidio sociale indispensabile per le nostre comunità”.