Messina

Corruzione Ponte, le accuse della Procura

Sotto accusa presunti tentativi di influenzare l’iter approvativo attraverso promesse di incarichi, scambio di informazioni riservate e pressioni sui magistrati

di tcf -

Tre nomi sotto i riflettori della giustizia. Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, l’avvocato Giacomo Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. La Procura di Roma li accusa di aver tentato di condizionare l’esame di legittimità sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato il magistrato contabile Miele e promesso sostegno per future cariche pubbliche, subordinandolo a favore della società Stretto di Messina Spa. I due indagati avrebbero inoltre cercato di influenzare altri magistrati e rivelato a terzi informazioni coperte da segreto d’ufficio. Tommaso Miele, dal canto suo, avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale, aggiornando costantemente gli indagati sull’iter della procedura, sugli orientamenti dei colleghi e sull’andamento della Camera di Consiglio. In particolare, avrebbe esaminato una decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025 e predisposto una memoria a favore della società, manifestando l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata. Le perquisizioni, eseguite a Roma, in provincia di Reggio Calabria e Frosinone, hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e documenti, ora al vaglio degli inquirenti per verificarne il valore probatorio. Tommaso Miele, ex aggiunto e numero due della Corte dei Conti, ha una lunga carriera tra magistratura contabile, ministero della Salute, università e Lega Pro. Docente e consulente, ha ricoperto incarichi istituzionali e scientifici, costruendo una vasta rete di rapporti politici, tra cui contatti diretti con Salvini. Secondo gli atti della Procura, i fatti contestati sarebbero iniziati nell’autunno 2025, coinvolgendo i tre indagati in concorso tra loro.