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Daouda: M5S chiede verità e una legge contro il caporalato

Ricorre oggi il quarto anniversario della scomparsa di Daouda Diane, il mediatore culturale e lavoratore svanito nel nulla ad Acate dopo aver denunciato lo sfruttamento sul lavoro. Il Movimento 5 Stelle attacca il governo Schifani e annuncia un disegno di legge contro il caporalato all'ARS.

di Chiara Scucces -

Era il due luglio di quattro anni fa quando Daouda Diane, trentasette anni, svaniva nel nulla ad Acate. Pochi video inviati ai familiari prima di sparire, nei quali documentava le condizioni di sicurezza precarie all’interno dello stabilimento in cui lavorava. Da quel giorno, sulla sua sorte è calato un mistero fitto, interrotto solo dalle grida d’allarme di sindacati e associazioni che non hanno mai smesso di chiedere verità. Oggi, a quattro anni esatti da quel vuoto, la vicenda torna con forza nell’agenda politica siciliana. A sollevare il caso sono la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, insieme alla rappresentante territoriale Najla Hassen. Per gli esponenti pentastellati, sul caso Daouda è calato un silenzio assordante, specchio di un’indifferenza più ampia che colpirebbe l’intero fenomeno del caporalato nell’isola. Chi denuncia lo sfruttamento, spiega il Movimento 5 Stelle, troppo spesso si ritrova isolato, senza tutele, col rischio concreto di perdere il posto di lavoro o, come nel caso di Daouda, di mettere a repentaglio la propria vita. I Cinque Stelle puntano il dito direttamente contro il governo regionale guidato da Renato Schifani, accusato di inerzia e di non aver assunto una posizione netta su una vicenda di tale gravità. Ma l’affondo politico si traduce anche in una proposta concreta: sulla scorta di quanto già fatto dai colleghi di partito in Calabria, il Movimento 5 Stelle annuncia l’avvio di un tavolo di confronto con sindacati e associazioni per presentare all’ARS un disegno di legge organico contro lo sfruttamento lavorativo. Un testo che punterà a rafforzare la prevenzione, a intensificare i controlli e a proteggere legalmente ed economicamente i lavoratori che trovano il coraggio di denunciare i caporali, tutelando al contempo gli imprenditori onesti schiacciati dalla concorrenza sleale. “Perché chiedere verità per Daouda, conclude la nota dei Cinque Stelle, significa pretendere che le istituzioni interrompano anni di silenzi e si assumano la responsabilità di scardinare un sistema fondato sull’omertà.”