Attualità
Dighe, ancora acqua sversata in mare: allarme per Cimia
La situazione generale delle dighe a Gela rimane deficitaria. Senza acqua, nei prossimi mesi, con l'estate alle porte, per le aziende del comparto diventerà ancora più difficile andare avanti
Gela. Nel territorio continua a pesare, in modo sempre più evidente, la fragilità del sistema delle dighe e delle infrastrutture idriche. Una debolezza strutturale che, ancora una volta, si traduce in conseguenze dirette per il comparto agricolo, già messo a dura prova da mesi di emergenza e da una gestione delle risorse che gli operatori del settore giudicano insufficiente e inefficace.
Anche nelle ultime ore, infatti, dall’invaso di Disueri l’acqua accumulata sarebbe stata nuovamente sversata in mare, senza essere destinata ai campi e alle aziende agricole del territorio. Una circostanza che riaccende le proteste degli agricoltori, da tempo alle prese con una crisi che, in assenza di risorse idriche certe e programmate, rischia di aggravarsi ulteriormente con l’avvicinarsi della stagione estiva.
L’allarme lanciato dal mondo agricolo non è certo nuovo. Da mesi, produttori e imprese chiedono interventi concreti per garantire approvvigionamenti regolari e per evitare che l’acqua disponibile venga dispersa anziché utilizzata a sostegno delle colture. Le piogge abbondanti registrate negli ultimi mesi hanno soltanto attenuato temporaneamente i disagi, ma non hanno risolto il problema di fondo. Il nodo, infatti, resta sempre lo stesso: l’acqua piovana, pur cadendo in quantità significativa, non viene trattenuta e valorizzata adeguatamente nei bacini artificiali.
È questo il paradosso che gli agricoltori denunciano con forza. Dopo settimane di precipitazioni consistenti, gli invasi di Disueri e Comunelli risultano infatti quasi del tutto a secco. Una situazione che appare difficile da comprendere per chi, ogni giorno, fa i conti con la mancanza d’acqua necessaria per salvare colture, raccolti e investimenti. Da una parte le piogge, dall’altra gli invasi vuoti: una contraddizione che alimenta rabbia, preoccupazione e un crescente senso di abbandono.
Nelle ultime ore, inoltre, un nuovo campanello d’allarme è arrivato dalla diga Cimia. Secondo quanto trapela, nel bacino sarebbero stati invasati in questo periodo quasi tre milioni di metri cubi d’acqua. Proprio oggi, però, sarebbero state avviate manovre per il rilascio della risorsa verso il mare. Una notizia che, se confermata, rappresenterebbe l’ennesimo duro colpo per un settore che continua a chiedere certezze e una gestione più efficiente della rete idrica.
Alla base della decisione ci sarebbero possibili difficoltà tecniche legate alla valvola di fondo dell’impianto. Al momento, tuttavia, non vi sono elementi definitivi per stabilire con certezza se lo sversamento sia effettivamente collegato a problemi tecnici o se vi siano altre ragioni operative. Ed è proprio questa mancanza di chiarezza ad aumentare la tensione tra gli agricoltori, che chiedono spiegazioni immediate e trasparenti.