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Dopo lo sfratto, vive in auto col suo cane

Vivere in auto: una quotidianità drammatica

di Redazione -

A Palermo, tra le strade del centro, vive una donna di 63 anni, Antonina Balsam, costretta a trascorrere le notti in macchina. Fino a qualche anno fa, la sua vita era quella di una famiglia del cosiddetto “getto medio”: suo marito lavorava come operatore ecologico e il suo stipendio consentiva una vita dignitosa, con casa pagata e stabilità economica.

Tutto è cambiato con la morte del marito. La pensione di reversibilità che Antonina ha ricevuto non supera i 618 euro mensili, una cifra insufficiente per mantenere la casa. Senza parenti né amici a cui rivolgersi, la donna è stata sfrattata e da allora vive in auto, in condizioni precarie e con il costante timore delle notti fredde e insonni.

Il Comune potrebbe offrirle una sistemazione in comunità, ma queste strutture non accettano animali domestici. Antonina, profondamente legata al suo cane, che le ricorda il marito scomparso, ha deciso di non separarsene. “Pur di non abbandonarlo, decido di dormire in auto”, ha raccontato. La donna attende un alloggio popolare, ma al momento non ci sono sbocchi concreti.

La vita in macchina è un incubo quotidiano. Antonina mostra come si adatta per dormire insieme al cane, ma il disagio fisico e psicologico è evidente. Per lavarsi utilizza il pronto soccorso dell’ospedale Civico, situato proprio di fronte al luogo in cui sosta. Mangiare diventa un problema, la digestione è difficoltosa e le condizioni generali della salute peggiorano costantemente.

La vicenda di Antonina Balsam non riguarda solo l’emergenza abitativa, ma mette in luce un fenomeno più ampio: la povertà silenziosa che colpisce chi, pur appartenendo una volta al ceto medio, si trova improvvisamente senza risorse. La perdita del lavoro, la morte di una persona cara o una pensione insufficiente possono trasformare rapidamente una vita dignitosa in un’esistenza segnata dalla precarietà e dalla solitudine.