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Dumping contrattuale, asse CGIL–INPS: al via un percorso condiviso

Avviare una strategia comune per contrastare il dumping contrattuale e difendere la qualità del lavoro. È questo l’obiettivo dell’incontro tra la CGIL di Ragusa e il nuovo direttore provinciale dell’INPS, Saverio Giunta. Sul tavolo dati e criticità del territorio e la proposta di un protocollo condiviso per rafforzare controlli e tutele.

di Redazione -

Un primo passo verso una strategia condivisa per contrastare il dumping contrattuale, una delle criticità più rilevanti del mercato del lavoro nel territorio ibleo.

È questo il risultato dell’incontro tra il segretario provinciale della CGIL di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo, e il nuovo direttore provinciale dell’INPS, Saverio Giunta. Un confronto istituzionale che apre alla costruzione di un percorso comune per arginare un fenomeno che incide direttamente su salari, diritti e qualità dell’occupazione.

Al centro del colloquio, il report elaborato dall’Osservatorio provinciale della CGIL, che fotografa una realtà complessa: l’utilizzo di contratti collettivi meno rappresentativi – i cosiddetti “contratti pirata” – continua a generare disparità salariali e concorrenza sleale tra imprese, indebolendo al tempo stesso le tutele dei lavoratori.

Un fenomeno tutt’altro che marginale. Secondo i dati analizzati dal sindacato, una quota significativa delle assunzioni nel territorio è legata proprio a queste forme contrattuali, con effetti concreti sul potere d’acquisto e sulla stabilità occupazionale.

Il direttore Giunta ha espresso piena disponibilità ad avviare un percorso di collaborazione con le parti sociali e gli altri enti competenti, con l’obiettivo di rafforzare i controlli e promuovere una maggiore consapevolezza sul tema.

Sul tavolo anche la proposta di un protocollo territoriale che metta in rete istituzioni, enti di vigilanza e organizzazioni sindacali, per costruire un modello fondato su trasparenza, legalità e responsabilità condivisa.

Soddisfazione è stata espressa dalla CGIL, che sottolinea l’importanza di un confronto strutturato per contrastare un fenomeno che rischia di compromettere la qualità del lavoro e penalizzare anche le imprese che operano nel rispetto delle regole.

Un dialogo che segna l’avvio di un percorso più ampio e che punta a rimettere al centro un principio chiaro: la competitività non può passare dal ribasso dei diritti.