Palermo

Estorsione aggravata, la Cassazione conferma: andrà in carcere Maria Concetta Riina

Maria Concetta Riina, oggi poco più che sessantenne, è la primogenita del “capo dei capi”

di Sergio Randazzo -

Diventa definitiva la misura cautelare per Maria Concetta Riina, figlia maggiore del boss di Cosa nostra Totò Riina, accusata di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Francesco Olivieri, confermando la decisione del tribunale del Riesame di Firenze che aveva disposto l’arresto. Il provvedimento non è ancora stato eseguito, ma diventa ora esecutivo.

Le accuse della Procura di Firenze

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, Maria Concetta Riina avrebbe minacciato due imprenditori toscani per ottenere denaro.
In particolare, avrebbe rivolto frasi dal tono intimidatorio a un industriale di Siena, a cui sarebbe riuscita a sottrarre una cesta di generi alimentari del valore di 350 euro e 1.000 euro in contanti.
Noi siamo sempre gli stessi di un tempo, le persone non cambiano”, avrebbe detto la donna, evocando la pesante eredità familiare del cognome che porta.

La seconda presunta vittima sarebbe un imprenditore del Pisano, ma in quel caso – secondo quanto emerso – il tentativo di estorsione non sarebbe andato a buon fine.

Il percorso giudiziario

Inizialmente, il gip di Firenze aveva rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dai pm, ma la Dda ha fatto ricorso al tribunale del Riesame, ottenendo l’arresto.
Contro quella decisione la difesa di Riina aveva presentato impugnazione in Cassazione, oggi respinta in via definitiva.
Il marito della donna, già detenuto per truffa, era coinvolto nella stessa indagine.

Una figura controversa, tra passato e presente

Maria Concetta Riina, oggi poco più che sessantenne, è la primogenita del “capo dei capi” di Cosa nostra, morto nel 2017 durante la detenzione al regime di 41 bis.
Negli anni ha sempre mantenuto un profilo riservato, ma il suo nome è tornato al centro delle cronache per questa inchiesta che, secondo la Procura fiorentina, rivelerebbe un atteggiamento di continuità e intimidazione tipico dei vecchi metodi mafiosi.