Trapani

Favoreggiamento a Matteo Messina Denaro, insegnante a giudizio a Marsala

Processo con rito abbreviato condizionato

di Sergio Randazzo -

Sarà giudicata con rito abbreviato, condizionato all’audizione di una testimone, l’insegnante Floriana Calcagno, rinviata a giudizio per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti con il defunto boss mafioso Matteo Messina Denaro.

La decisione è stata assunta dal Tribunale di Marsala, che ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa e fissato la prima udienza per il prossimo 15 luglio. Il procedimento si svolgerà davanti al collegio presieduto dal giudice Alfonso Malato.

Il rito abbreviato e la scelta del Tribunale

Il giudizio abbreviato è stato ammesso con una condizione: l’escussione di una donna residente a Campobello di Mazara, considerata rilevante ai fini del processo. Non sono state invece accolte le eccezioni sollevate dalla difesa, tra cui quella relativa all’incompetenza territoriale e alla presunta inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, effettuate a seguito di un decreto di proroga.

L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Bruno Brucoli.

Le indagini e il ruolo dell’imputata

Floriana Calcagno si era presentata spontaneamente ai magistrati della Procura di Palermo il 21 gennaio 2023, pochi giorni dopo l’arresto del capomafia, avvenuto il 16 gennaio. Nel corso dell’interrogatorio, la donna aveva riferito di aver scoperto solo in quel momento la reale identità dell’uomo con cui aveva intrattenuto una relazione, sostenendo che si fosse presentato con il falso nome di “Francesco Salsi”, dichiarandosi medico anestesista in pensione.

Secondo il suo racconto, i due si sarebbero conosciuti nel 2022 all’interno di un supermercato di Campobello di Mazara, nel Trapanese.

La ricostruzione degli investigatori del Ros

Una versione che, tuttavia, secondo gli investigatori del Ros non troverebbe riscontro negli elementi raccolti nel corso delle indagini. Gli accertamenti avrebbero infatti delineato un quadro diverso, attribuendo alla donna un ruolo attivo durante gli ultimi anni della latitanza del boss.

In base a quanto emerso, i due si sarebbero frequentati stabilmente e l’insegnante avrebbe messo a disposizione del latitante anche un’abitazione al mare. Le immagini acquisite dopo la cattura mostrerebbero inoltre numerosi incontri tra i due, anche in auto, con la donna impegnata – secondo l’ipotesi accusatoria – nel precedere il boss per verificare l’eventuale presenza di posti di blocco o nel trasporto di pacchi destinati al covo di Campobello di Mazara.