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Femminicidio Zinnanti, l’autopsia conferma la ferocia

L'autopsia sul corpo di Daniela Zinnanti ha confermato la dinamica del femminicidio avvenuto a Messina. La cinquantenne è morta per le ferite a collo e torace inflitte dall'ex compagno Bonfiglio con un tondino di ferro e un coltello

di tcf -

Le indagini sul femminicidio di Daniela Zinnanti, la cinquantenne uccisa lo scorso 9 marzo a Messina, sono ormai giunte alle battute finali. Nel fascicolo della Procura, coordinato dal pubblico ministero Roberta La Speme, è stata depositata la perizia medico-legale redatta dal dottor Alessio Asmundo. L’esame autoptico ha fornito un tassello decisivo, confermando integralmente la ricostruzione della scena del crimine formulata dagli investigatori e supportata dalla confessione dell’ex compagno, il sessantasette Bonfiglio.

Secondo la relazione peritale, il decesso della donna è sopraggiunto tra le 21.30 e le 22.30 a causa delle lesioni mortali riportate al collo e al torace. L’aggressione è avvenuta in tempi rapidissimi all’interno dell’abitazione della vittima: l’uomo vi è penetrato dalla finestra, cogliendo di sorpresa l’ex compagna. Zinnanti è stata inizialmente colpita alla testa con un tondino in ferro di quasi un metro, poi rinvenuto accanto al cadavere.

La vittima ha tentato disperatamente di difendersi, come dimostrano le ferite riscontrate sulle mani, prima di crollare a terra sotto i colpi di coltello da cucina che Bonfiglio portava con sé. L’autopsia ha chiarito che le successive coltellate all’addome sono state inflitte quando la donna era con ogni probabilità già deceduta. L’indagato, difeso dagli avvocati Traclò e Giacopello e già denunciato in passato per maltrattamenti, resta in carcere in attesa del giudizio.