Attualità
Fondazione Falcone: è scontro su Mondello
“Lo Stato non arretra”: al centro legalità e credibilità delle istituzioni
“Giovanni Falcone quella sentenza non l’avrebbe mai scritta”. È da questo presupposto, netto e simbolico, che prende forma la dura presa di posizione della Fondazione Falcone sulla decisione del Consiglio di giustizia amministrativa in merito alla gestione della spiaggia di Mondello.
Il Cga ha infatti sospeso, in via temporanea, la revoca della concessione, rinviando al 14 maggio la decisione nel merito.
Una scelta motivata da esigenze legate all’ordine pubblico, soprattutto in vista dell’imminente stagione estiva e dell’aumento dell’afflusso di bagnanti. Una motivazione che però non convince la Fondazione intitolata al magistrato simbolo della lotta alla mafia. In una nota pubblicata sui social, l’organizzazione esprime “profonda preoccupazione” e pone una domanda destinata a far discutere: davvero oggi l’ordine pubblico a Palermo può essere garantito solo attraverso il ritorno di una società già destinataria di provvedimenti in materia di prevenzione antimafia?
Il passaggio più critico riguarda proprio l’impostazione del ragionamento giuridico. Secondo la Fondazione, appare “sconcertante” che nel dibattito si sia arrivati a evocare il rischio di disordini come elemento determinante. Un’impostazione che, se accettata, rischia di ribaltare il principio di legalità, subordinandolo a valutazioni emergenziali. Per la Fondazione Falcone, la vicenda della spiaggia di Mondello non può essere considerata una semplice questione amministrativa. È, piuttosto, un banco di prova per la credibilità dello Stato. La concessione, infatti, era stata revocata sulla base di valutazioni gravi, condivise anche da organismi istituzionali impegnati nella prevenzione antimafia.
Da qui l’interrogativo: perché oggi il rischio di disordine dovrebbe prevalere sulla necessità di tenere lontani interessi opachi da un bene simbolico della città? Il messaggio che potrebbe passare, sottolinea la Fondazione, è pericoloso: quello di uno Stato che arretra di fronte alle difficoltà, invece di affermare con forza i propri principi. “La legalità non può essere negoziabile”, è il senso della posizione espressa. E ancora: Palermo non può accettare che strumenti fondamentali come l’interdittiva antimafia vengano svuotati della loro efficacia. In attesa della decisione definitiva del 14 maggio, l’auspicio è che venga ristabilita una linea coerente con i valori dello Stato di diritto: lo Stato non arretra, mai.
Nel frattempo, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha annunciato che la Regione si costituirà in giudizio per far valere le proprie ragioni. Il governatore ha chiarito che si attenderanno gli esiti del contenzioso, ai quali l’amministrazione si adeguerà. Se il 14 maggio il Cga dovesse confermare la sospensiva, la società Italo-Belga potrà procedere con l’allestimento delle strutture e la stagione estiva si svolgerà regolarmente. Resta però un ulteriore passaggio: dopo l’estate è attesa la sentenza di merito del Tar sulla revoca della concessione, che potrebbe ridefinire in modo definitivo l’intera vicenda.