Attualità

Frana Niscemi, “Evitare ricostruzione morfologia originale”

Lo affermano gli esperti in un report

di Leuccio Emmolo -

Non cala l’attenzione sulla frana di Niscemi. Uno dei processi attualmente in atto è l’arretramento della scarpata formatasi durante la fase parossistica del movimento. Tale fenomeno rappresenta in parte un’evoluzione naturale del versante verso un nuovo assetto di equilibrio. Nel terzo rapporto sul monitoraggio della frana di Niscemi, redatto per conto della Protezione civile nazionale dagli esperti guidati dal professore Nicola Casagli, presidente del Centro per la Protezione Civile dell’università di Firenze- si legge che gli interventi non devono mirare alla ricostruzione della morfologia originaria, ma piuttosto accompagnare l’evoluzione del pendio attraverso opere di riprofilatura, regimazione delle acque superficiali e protezione dall’erosione Rimane possibile la riattivazione del movimento profondo lungo superfici di scivolamento già impostate. Le strategie di mitigazione devono quindi concentrarsi principalmente sul controllo delle acque”.

“Nel medio periodo – si sottolinea nel rapporto – gli interventi proposti sono orientati alla riduzione delle infiltrazioni, alla captazione delle emergenze idriche, alla regimazione delle acque meteoriche e alla protezione dall’erosione del piede dei versanti. Nel lungo periodo, solo una caratterizzazione geologica e geotecnica più approfondita potrà consentire la progettazione di eventuali opere strutturali mirate, che tuttavia potranno agire solo localmente e non garantire una stabilizzazione globale del sistema”. Nonostante la ridefinizione della zona di rispetto nel centro abitato, il quadro complessivo del sistema franoso permane in uno stato di instabilità evolutiva, con un rischio residuo elevato per l’intero corpo di frana.  “Il programma – concludono gli esperti- comprende anche interventi infrastrutturali, tra cui il ripristino della strada provinciale 10, subordinato al miglioramento delle condizioni di stabilità.