Ragusa

Francesco Puleio a Scoglitti: “Il giallo è uno strumento per raccontare la Sicilia e l’animo umano”

Una Sicilia lontana dagli stereotipi

di Sergio Randazzo -

Il romanzo giallo come chiave di lettura della Sicilia, delle sue contraddizioni e delle sue trasformazioni sociali. È questo il tema al centro dell’incontro con il procuratore della Repubblica di Ragusa, Francesco Puleio, ospite della rassegna “Letture fronte mare”, promossa dal Circolo Velico Anemos sul lungomare Lanterna di Scoglitti.

Davanti a un pubblico numeroso e partecipe, Puleio ha dialogato con il medico legale e direttore sanitario facente funzioni dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria, Giuseppe Algieri, offrendo una riflessione che è andata ben oltre la presentazione dei suoi romanzi La città del vento e I vivi e i morti, pubblicati da Navarra Editore.

La scrittura come spazio di libertà

L’incontro si è trasformato in un confronto sul rapporto tra giustizia, letteratura e società, mettendo in luce come i quarant’anni trascorsi in magistratura abbiano rappresentato una preziosa fonte d’ispirazione per la costruzione delle sue opere.

Per Puleio, la scrittura nasce innanzitutto da un’esigenza di libertà. «Se il lavoro del magistrato è regolato da norme, responsabilità e rigore – ha spiegato – la narrativa offre uno spazio nel quale è possibile creare personaggi e vicende seguendo esclusivamente le regole della coerenza narrativa». Una passione nata quasi per gioco e divenuta, nel tempo, un’attività rigorosa, fatta di continue revisioni e di un’attenzione meticolosa per ogni dettaglio.

Il giallo come racconto della società

Il procuratore ha evidenziato come, nei suoi romanzi, il delitto rappresenti soltanto il punto di partenza. Il vero obiettivo è raccontare le persone, le loro relazioni, i conflitti interiori e il contesto sociale in cui si muovono. L’indagine diventa così il filo conduttore che accompagna il lettore dentro una realtà complessa, dove emergono le fragilità della società, le zone d’ombra della coscienza civile e i delicati equilibri del potere.

Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra narrativa e Sicilia. Puleio ha raccontato come le sue storie attingano direttamente all’esperienza maturata sul campo: dai sopralluoghi giudiziari al linguaggio delle indagini, dai soprannomi della tradizione popolare fino alle trasformazioni urbanistiche che hanno modificato il volto di interi quartieri.

Una Sicilia lontana dagli stereotipi

Anche il tema della mafia viene affrontato da una prospettiva diversa rispetto ai consueti stereotipi. Più che il fenomeno criminale in sé, lo scrittore si concentra sulle responsabilità individuali, sulle relazioni umane e sulle conseguenze che determinati contesti producono nella vita delle persone.

Durante l’incontro Puleio ha illustrato anche il proprio metodo di scrittura, richiamando la celebre “regola di Čechov”, secondo la quale ogni elemento presente in un racconto deve avere una precisa funzione narrativa. Allo stesso tempo, ogni dettaglio deve contribuire ad arricchire l’atmosfera e la profondità della storia.

Il paesaggio e la lezione di Bufalino

Ne deriva una scrittura volutamente lenta, ricca di descrizioni e digressioni, nella quale il paesaggio siciliano assume un ruolo da protagonista, diventando parte integrante del racconto.

Tra i momenti più significativi della serata, il riferimento al pensiero di Gesualdo Bufalino. Puleio ha ricordato come ogni autore, anche quando costruisce personaggi immaginari e vicende di fantasia, finisca inevitabilmente per raccontare qualcosa di sé. L’esperienza personale, professionale e umana, ha concluso, filtra ogni scelta narrativa, trasformando la finzione in uno specchio della realtà vissuta.