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Furto al museo. Ecco la registrazione audio della chiamata al 112

La Questura di Messina ha diffuso la registrazione audio fatta dai cittadini che hanno trovato le tavole all’esterno del Mume

di tcf -

Continua incessante il lavoro degli investigatori per fare piena luce sul furto delle tavole di Antonello avvenuto al museo Accascina la sera di ferragosto. Il lavoro delle forze dell’ordine si sta focalizzando in questi giorni sulla ricostruzione delle diverse fasi in cui i ladri hanno agito per portare via il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte, con l’obiettivo di individuare i responsabili e, possibilmente, recupere le opere dal valore inestimabile. Rimane poi da capire cosa non abbia funzionato a dovere dal punto di vista della sicurezza, oltre ad accertare eventuali omissioni, carenze o errori.

Sul primo fronte è significativa la mole di immagini analizzata dagli inquirenti che stanno scandagliando le registrazioni delle telecamere presenti non soltanto all’interno del museo, ma anche nella zona circostante per cercare di individuare il mezzo, un’auto o più probabilmente un furgone, utilizzato dai ladri per caricare i quadri e darsi alla fuga passando dal viale della Liberà, dalla via Consolare Pompea oppure salendo lungo il viale Annunziata per immettersi nel viale Regina Elena o sulla Panoramica. L’altro fronte, come detto, è quello della sicurezza.

Secondo quanto fin qui ricostruito, i ladri hanno fatto irruzione al Mume alle 20:47, l’orario è quello riportato nelle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza che riprendono due persone a volto coperto entrate in sala per prendere le tavole, sfondare con una mazza la teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte e prelevare anche questa. In quel momento c’erano in servizio 4 custodi che però, o perché non hanno sentito nulla o per qualche malfunzionamento, non hanno attivato l’allarme. La direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha però più volte ribadito che il sistema sia regolarmente scattato. Non è chiaro quindi perché nessuno dei custodi abbia chiamato il 112, mentre a farlo sono stati alcuni passanti alle 21:02, ben 15 minuti più tardi del momento dell’ingresso dei ladri, dopo aver notato due tavole appoggiate al muro esterno del museo. A tal proposito, la Questura di Messina ha diffuso la registrazione della chiamata fatta alla polizia al momento del ritrovamento dei capolavori di Antonello

Secondo i protocolli vigenti, dopo aver attivato l’allarme i custodi avrebbero dovuto visionare i filmati delle telecamere ed avvertire le forze dell’ordine. Da quanto emerso dalle indagini, però, nulla di tutto questo sarebbe stato fatto, e i vigilanti avrebbero anzi spento l’allarme forse perché si attivava senza motivo ed erano costretti a spegnerlo. Su tutti questi aspetti la Procura, che ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti coordinata dalla sostituta Maria Di Mulo, sta lavorando per chiarire i tanti punti interrogativi.

Intanto, in un’intervista rilasciata al TG1, il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato non esclude “il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte”. I magistrati stanno seguendo una “pluralità di direzioni – aggiunge D’Amato – compresa quella della eventuale complicità interna”. Per il capo della Procura “L’intervento repentino delle forze di polizia ha immediatamente attivato una rete di controlli che potrebbe aver indotto gli autori del furto a non varcare il confine siciliano”.