Palermo

Il dolore trasformato in affare: così il rilascio delle salme al Policlinico era diventato un business

Un sistema corruttivo dentro l’obitorio

di Sergio Randazzo -

Il momento dell’addio, uno dei più delicati e dolorosi per una famiglia, sarebbe stato trasformato in un’occasione di guadagno illecito. Al Policlinico di Palermo, secondo quanto emerso da un’inchiesta della Procura, il rilascio delle salme sarebbe stato gestito come un vero e proprio business, con tariffe, accordi e mazzette. Per questa vicenda la Procura del capoluogo siciliano, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha chiesto l’arresto di 15 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione e concussione. La richiesta dei pubblici ministeri è stata notificata agli indagati e ora spetterà al gip fissare gli interrogatori preventivi, al termine dei quali deciderà se disporre o meno le misure cautelari.

Un sistema corruttivo dentro l’obitorio

Le indagini hanno fatto luce sull’esistenza di un’associazione criminale composta da alcuni operatori della camera mortuaria del Policlinico e da titolari di imprese funebri, oltre a loro dipendenti. Un’organizzazione strutturata, con regole precise e una spartizione dei proventi, che avrebbe agito per “oliare” le pratiche legate al rilascio delle salme e alle vestizioni. In cambio di somme di denaro, stabilite secondo un vero e proprio tariffario, i dipendenti dell’ospedale avrebbero accelerato le procedure burocratiche, favorendo alcune imprese funebri. Chi si rifiutava di aderire al sistema veniva invece minacciato e ostacolato nella propria attività.

L’inchiesta partita da Milano

L’indagine nasce quasi per caso a Milano, dove gli investigatori intercettano uno dei titolari di un’impresa funebre palermitana, incaricato da un collega lombardo di occuparsi delle pratiche per il trasferimento nel capoluogo milanese della salma di un uomo morto in Sicilia. Al telefono, ignaro di essere ascoltato, l’imprenditore ammette senza esitazioni di aver dato 100 euro a un operatore della camera mortuaria, spiegando: «Perché qui funziona così». Da quella frase, la Polizia approfondisce gli accertamenti, ricostruendo l’esistenza di un sistema corruttivo radicato all’interno dell’obitorio del Policlinico.

Quarantanove episodi di corruzione in un anno

Sono almeno 49 i casi di corruzione accertati in poco più di un anno di indagini. Le mazzette avrebbero riguardato il rilascio delle salme di pazienti deceduti nel nosocomio o sottoposti ad autopsia su disposizione dell’autorità giudiziaria. Tra i 15 indagati per cui è stato chiesto l’arresto figura anche il noto imprenditore del settore funebre Francesco Trinca. Nell’inchiesta è finita anche la pratica relativa alla salma di Francesco Bacchi, il giovane ucciso fuori da una discoteca di Balestrate nel gennaio 2024.

Le intercettazioni: “Un mare di piccioli”

Le intercettazioni restituiscono il clima che, secondo gli inquirenti, regnava all’interno della camera mortuaria. «Mii, un mare di piccioli ci sono qua», commentava un operatore, parlando con i colleghi delle somme incassate per aver agevolato la restituzione della salma di Francesco Bacchi. In un altro passaggio, l’uomo dettagliava la spartizione del denaro: «Allora Di Fatta e Marchese 150, io la mia parte me la sono presa, 45 tu, 45 Marcello e sono 90… questo è il foglio della salma che arriverà domani».

Le consegne di denaro riprese dalle telecamere

Alcune dazioni di denaro sono state documentate anche dalle telecamere installate dagli investigatori. In un filmato si vede il dipendente di un’impresa funebre, Marcello Spatola, consegnare quattro banconote da 50 euro a Marcello Gargano, operatore del Policlinico. «Uno, due, tre e quattro… sono giusti?», chiede Spatola. «Giustissimi… grazie sempre», risponde l’operatore. L’incontro era stato preceduto da telefonate in cui si faceva riferimento ai documenti relativi a una salma. In un’altra intercettazione, una donna chiede a Salvatore Lo Bianco: «Ma i picciuli te li ha dati?». La risposta è altrettanto esplicita: «Mi ha dato questi e gli altri che mi portò ora».

Ora la decisione del gip

La Procura ritiene di aver smantellato un sistema che lucrava sulla sofferenza delle famiglie in uno dei momenti più fragili. Ora la parola passa al giudice per le indagini preliminari, chiamato a valutare la richiesta di arresto e a stabilire eventuali misure cautelari nei confronti degli indagati.