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Il Maestro Francesco Di Mauro festeggia la sua 100esima Traviata in Slovenia

Applausi a scena aperta e la standing ovation di un pubblico internazionale hanno suggellato nel migliore dei modi questo storico momento artistico del Maestro Francesco

di Pinella Rendo -

Una carriera in costante ascesa quella del Direttore d’Orchestra Francesco Di Mauro, di origine catanese, – iniziata dagli studi a Parigi e confluita nella direzione di importanti istituzioni musicali in Europa e in America Latina, in collaborazione con orchestre prestigiose. Emblematica, in tal senso, è stata l’ultima tournée- con appuntamenti il 30 dicembre e il 3 gennaio scorsi nell’ambito dell’Opera Ballet del Teatro di Maribor, in Slovenia- dove il Maestro ha raggiunto il traguardo della sua 100esima direzione della celebre Opera “La Traviata” di Giuseppe Verdi.

Applausi a scena aperta e la standing ovation di un pubblico internazionale hanno suggellato nel migliore dei modi questo storico momento artistico del Maestro Francesco, confermando la sua elegante ed impeccabile direzione orchestrale. “Cento recite de La Traviata- commenta il Maestro Francesco Di Mauro- non sono un semplice numero, ma raccontano la sedimentazione di un percorso artistico e umano.

Un itinerario che ho avuto il privilegio di attraversare dal podio, sera dopo sera, tra entusiasmi, emozioni e successi, incontri con cantanti straordinari e un pubblico che, di generazione in generazione, continua a riconoscersi nella parabola di Violetta: una storia che parla di amore, di libertà, di dignità, di quella lotta silenziosa che ciascuno porta dentro di sé.

Dirigere La Traviata per cento volte non equivale a reiterare un rito- conclude il Maestro- significa rigenerarlo. Ogni sera. Ogni volta che la bacchetta si solleva, so che quell’attacco non potrà mai essere identico al precedente. L’opera, come ogni organismo vivente, non si lascia mai fissare una volta per tutte. Cento recite sono, in definitiva, un atto d’amore. Per Verdi, per il teatro, per quella vita che nella musica trova la sua forma più alta e più vulnerabile, conclude il maestro Di Mauro