Attualità
Il ritorno della nave greca: ‘Gela 2’ verso il Museo
Dal fondo del mare al museo: a Gela entra nel vivo il restauro del relitto “Gela 2”. Un intervento lungo e complesso che punta, entro il 2028, a restituire alla città un’altra straordinaria testimonianza del suo passato greco
Tavole sommerse, acqua immobile, un lavoro silenzioso che procede lontano dagli occhi del pubblico. È dentro la grande vasca di conservazione, nel prefabbricato di Bosco Littorio, che oggi prende forma il futuro di “Gela 2”.
A prima vista, solo legno immerso. In realtà, un relitto di oltre duemila anni che, passo dopo passo, tornerà visibile. L’obiettivo è già fissato: 25 novembre 2028. Entro quella data, la nave sarà ricomposta e pronta per essere esposta nel museo dei relitti greci.
La storia di “Gela 2” affonda le sue radici nel 1990, quando il subacqueo gelese Gianni Occhipinti la individuò a circa un chilometro dal primo relitto scoperto due anni prima. Una nave commerciale greca, databile al V secolo avanti Cristo, lunga circa quindici metri e larga cinque.
Il recupero, completato in un solo anno, ha già portato a un risultato importante: la desalinizzazione dei legni. Un passaggio fondamentale per avviare il restauro vero e proprio.
Ieri pomeriggio la consegna ufficiale dei lavori, alla presenza delle istituzioni e dei tecnici che guideranno la fase di ricomposizione.
A lavorare sul relitto sarà una squadra di circa dieci tecnici della cooperativa Archeologia, già protagonista del recupero delle navi di Pisa. Tutto avverrà qui, a Gela, senza trasferimenti: una scelta che rappresenta anche una svolta rispetto al passato, quando il primo relitto fu restaurato all’estero per mancanza di competenze specifiche in Italia.
Oggi, invece, il know-how è cresciuto e consente di operare direttamente sul territorio, valorizzando il sito e riducendo i rischi legati agli spostamenti.
Ma il lavoro è tutt’altro che semplice. I legni, apparentemente compatti, sono in realtà saturi d’acqua: la struttura interna conserva ancora gli alveoli, piccoli spazi che dovranno essere consolidati con tecniche avanzate.
Un intervento lungo, paziente, quasi invisibile. Ma essenziale per trasformare quelle tavole immerse nella nave che verrà alla fine esposta.