Attualità
Il ritorno di Don Nunzio Samà dopo l’aggressione
È tornato a celebrare messa don Nunzio Samà, il sacerdote della chiesa del Carmine di Gela ferito a coltellate in sacrestia da un giovane con gravi problemi psichici. Prima della funzione, l’incontro con la zia dell’aggressore
A distanza di alcune settimane dall’aggressione, la chiesa del Carmine ha riaperto le sue porte per accogliere di nuovo il suo parroco. Don Nunzio Samà è tornato all’altare dopo le cure ricevute all’ospedale “Vittorio Emanuele”, dove era stato ricoverato per le ferite da arma da taglio riportate in sacrestia.
L’aggressione risale al 23 ottobre. A colpirlo era stato Francesco Ascia, 26 anni, oggi detenuto, già in carico ai servizi psichiatrici e noto in paese per la sua fragilità. Il giovane aveva sospeso la terapia farmacologica da tempo, secondo quanto riferito dai familiari.
Prima della celebrazione, si è svolto un incontro riservato tra don Nunzio e la zia del ragazzo, Concetta Ascia. La donna ha voluto assumersi la responsabilità morale di un gesto che definisce «inspiegabile e improvviso», chiedendo perdono a nome della famiglia.
Concetta ha raccontato il percorso difficile vissuto dal nipote: una condizione psichiatrica diagnosticata da anni, alternata a periodi di stabilità e ricadute. Negli ultimi mesi, la situazione sarebbe peggiorata a causa dell’interruzione delle cure.
Da qui l’appello diretto alle istituzioni sanitarie e sociali: maggiori controlli, più presenza sul territorio, più sostegno concreto alle famiglie che vivono situazioni analoghe, spesso in solitudine e senza strumenti.
Durante la messa, il sacerdote ha ribadito il suo perdono e ha sostenuto l’appello della famiglia, sottolineando come la malattia mentale non possa essere trattata solo come un problema individuale, ma come una questione collettiva.
«Chi soffre non deve essere lasciato solo. E nemmeno chi vive al suo fianco», ha detto.
Nell’assemblea presenti fedeli, volontari e operatori pastorali. Nessuna celebrazione particolare, solo il ritorno a una normalità che però ora porta con sé una responsabilità nuova: quella di non ignorare le fragilità che attraversano il territorio.