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Inchiesta Ponte sullo Stretto, choc e incredulità, la società si difende

La società Stretto di Messina si dichiara estranea e ribadisce la volontà di proseguire il progetto nel rispetto delle procedure e degli organismi di controllo

di tcf -

Sconcerto e incredulità scuotono il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già nel CdA della “Stretto di Messina Spa”, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, di Reggio Calabria.

Al centro dell’inchiesta, il presunto tentativo di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’opera. Secondo l’accusa, i due privati avrebbero promesso appoggi a Miele per future nomine pubbliche in cambio di informazioni riservate e della predisposizione di una memoria difensiva a favore della società. Le reazioni non si sono fatte attendere. Il sindaco di Messina Federico Basile mantiene toni cauti, mentre il comitato Noponte Capo Peloro parla di gravità inaudita e annuncia un presidio per sabato 13 a Torre Faro, chiedendo dimissioni immediate del Cda e l’amministrazione giudiziaria della società.

L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha spiegato che la società si dichiara totalmente estranea alle indagini e conferma la piena disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti. Ha sottolineato inoltre l’impegno della società a proseguire il progetto del ponte con la massima trasparenza, rispettando la missione affidata dal Parlamento e dal Governo e conformandosi ai rilievi della Corte dei Conti come previsto dal decreto commissariale dell’11 marzo 2026.