Attualità
“La Sicilia ostaggio di un sistema di corruzione”
Restano in primo piano le posizioni di Totò Cuffaro e Saverio Romano, leader rispettivamente della Democrazia Cristiana e di Noi Moderati, per i quali i magistrati hanno chiesto la misura degli arresti domiciliari, insieme ad altri sedici indagati tra dirigenti della sanità, manager privati e collaboratori politici. E se Saverio Romano si dichiara terrorizzato per una misura che contesta apertamente, l’ex presidente siciliano Cuffaro affronta la vicenda con serenità. Sul piano giudiziario è tutto rinviato alla settimana prossima quando si terranno gli interrogatori per i 18 indagati.
Sul piano politico è l’ennesimo macigno sulla maggioranza di governo. Ma oggi è anche il giorno del presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, che lancia un duro monito sulla situazione della politica siciliana, definendola ostaggio di corruzione e clientelismo. In un intervento che segna un punto di rottura, Cracolici ha annunciato che, una volta ricevuti gli atti dell’inchiesta in corso, verrà avviata un’indagine della Commissione Antimafia, ma ha subito messo in chiaro che la situazione attuale della Regione era già “scritta”.
Sul fronte indagini emergono anche le intercettazioni. “Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”. Così, non sapendo di essere intercettato, l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro parlava dei posti di vertice della sanità dei tre capoluoghi. Inoltre emerge anche che l’ex governatore, avrebbe avuto un incontro con un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Durante l’incontro, Cuffaro, senza sapere di essere intercettato, avrebbe rivelato che il carabiniere cercava un incarico per la moglie, proponendo di inserirla in un progetto legato al microcredito. Inoltre, il militare avrebbe avvertito Cuffaro di fare attenzione nell’uso del telefono e lo avrebbe messo in guardia su possibili problematiche legate alle persone con cui si frequentava.