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La vittoria dei dem in USA
Una breve analisi
Jon Ossoff, James Talarico, Abdul El-Sayed, Annie Andrews e altri e altre quarantenni svegli, vicini al popolo e in grado di disegnare strategie elettorali mirate nei loro Stati. Perché una cosa è la campagna elettorale in Texas, un’altra quella in Michigan e un’altra ancora in South Carolina. E poi il tema economico, tema fondamentale e che appassiona, stimola e smuove da sempre almeno i tre quarti dell’elettorato americano: parliamo di caro- vita, inflazione, assicurazione sanitaria, prezzi, salari. Ed è qui che molti statunitensi si sono rivelati delusi da Donald Trump ed è così che i democratici hanno stravinto queste elezioni di Midterm (elezioni che chi è all’opposizione del Presidente in carica di solito vince comunque). Il resto sono, almeno per noi europei e italiani, suggestioni, interpretazioni a piacimento o, nel migliore dei casi, spiegazioni molto, molto parziali …
La complessità e la storia degli Stati Uniti d’America sono tali da non poter pretendere di estendere i nostri modelli di analisi del voto al di là dell’Atlantico e nemmeno ha senso cantar vittoria per i progressisti italiani o piangere sconfitta per i conservatori. La svolta “epocale” è, tornando obiettivamente a Washington, un Senato saldamente in mano ai dem e che difficilmente cambierà verso nel 2028: vuol dire che il prossimo presidente degli Stati Uniti, fosse anche un repubblicano, avrà seri problemi per i primi due anni fino al 2030 perché il Senato sarà saldamente in blu. E pure la nomina dei ministri passa da lì! Infine un volto che spicca su tutti: è quello del neo senatore democratico texano James Talarico che ha strappato il seggio ai repubblicani dopo quasi 40 anni. Dal punto di vista della comunicazione ci sono stati autentici lampi di genio e questo a prescindere dai contenuti o da come saprà passare dalle parole ai fatti.