Attualità

L’allarme dell’Antimafia; ‘Istituzioni fragili, clan forti’

Presentata oggi a Palermo la relazione annuale della commissione antimafia dell'Ars. Per il Presidente Antonello Cracolici c'è un legame stretto tra il ritorno alla violenza di strada e la corruzione politica

di Pinella Rendo -

Una mafia fluida, capace di parlare la lingua dei social network, rapidissima nel riempire i vuoti di un’amministrazione pubblica sempre più fragile e permeabile. Ma, soprattutto, il ritorno in grande stile di una mentalità che si sperava confinata al passato: la politica intesa come un ‘bancomat’ di favori e intermediazioni. È una fotografia impietosa e priva di sconti quella che emerge dalla relazione annuale della Commissione Antimafia dell’Ars sul lavoro svolto nel 2025.

Un bilancio che non si limita a snocciolare i numeri di un anno di attività ma che lancia un vero e proprio grido d’allarme sulla mutazione genetica della criminalità organizzata e della corruzione in Sicilia. Il dato più preoccupante evidenziato dal report è il netto peggioramento del contesto sociale e amministrativo rispetto all’anno precedente. Nelle aree urbane dell’isola la violenza sta tornando a manifestarsi con metodi tipicamente mafiosi, un fenomeno che cammina di pari passo con l’aumento dei casi di corruzione tra burocrati e colletti bianchi.

Il focus della Commissione nel 2025 si è concentrato per oltre il 20% delle sedute sulla sanità: appalti pilotati, le zone d’ombra nella gestione dell’elisoccorso e del crack, ormai piaga endemica anche fuori dalle grandi città. Davanti a questa sfilza di inchieste giudiziarie, l’Antimafia ammette la difficoltà di dover inseguire l’emergenza penale invece di prevenirla.

Il dossier della Commissione – che contiene capitoli densi sulle criticità delle carceri (traffico di cellulari), sulla circolazione di armi da guerra e sulla complessa gestione dei beni confiscati, arriverà nell’aula dell’Assemblea Regionale Siciliana entro la fine di luglio.