Agrigento
Lampedusa, tredici anni dopo il naufragio il Comitato 3 ottobre: “Trasformare la memoria in scelte concrete”
Nel tredicesimo anniversario della tragedia costata la vita a 368 persone, l’organizzazione chiede all’Italia e all’Unione europea vie legali e sicure per la protezione, un sistema europeo di ricerca e soccorso in mare e un’accoglienza rispettosa dei diritti
Tredici anni dopo il naufragio di Lampedusa, nel quale morirono 368 persone, il Comitato 3 ottobre torna a chiedere che la memoria della tragedia si traduca in scelte concrete sulle politiche migratorie. L’organizzazione sottolinea come, ancora oggi, nel Mediterraneo si continui a morire e sollecita Italia e Unione europea a intervenire su accesso alla protezione, soccorso in mare e accoglienza.
Vie sicure e ricerca e soccorso
Tra le richieste del Comitato 3 ottobre ci sono l’apertura di vie legali e sicure di accesso alla protezione, la creazione di un sistema europeo di ricerca e soccorso in mare e un sistema di accoglienza capace di garantire il rispetto dei diritti. L’organizzazione chiede inoltre di superare quella che definisce la logica emergenziale con cui vengono affrontati i fenomeni migratori. “Commemorare i morti e impedire ai vivi di raggiungere l’Europa in sicurezza è una contraddizione che non possiamo più accettare”, afferma Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre.
Il nodo delle frontiere
Brhane esprime preoccupazione per politiche che, secondo il Comitato, sono sempre più orientate alla chiusura e all’esternalizzazione delle frontiere, con il controllo dei flussi migratori affidato anche a Paesi nei quali, sostiene l’organizzazione, non sarebbero garantiti pienamente i diritti fondamentali e l’accesso alla protezione. Il Comitato richiama inoltre l’attenzione sul linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico sulle migrazioni. Espressioni come “invasione” o “minaccia”, afferma l’organizzazione, contribuiscono ad alimentare paura, ostilità e divisione e a costruire fenomeni di xenofobia.
Il ruolo della scuola
Nella prospettiva indicata dal Comitato, un ruolo centrale spetta alle nuove generazioni. La scuola, sostiene l’organizzazione, dovrebbe fornire agli studenti gli strumenti per conoscere e comprendere i fenomeni migratori, riconoscere la disinformazione e contrastare razzismo e discorsi d’odio.