Attualità
L’illusione dei numeri: a Ragusa calano i giovani iblei
La provincia di Ragusa non è immune alla fuga dei giovani, tutt'altro. Quella che finora i dati generali fotografavano come una parziale "tenuta" rispetto al resto della Sicilia è, in realtà, solo un'illusione statistica. Un focus dettagliato curato dall’Osservatorio della CGIL di Ragusa sui dati Istat svela una realtà ben diversa e decisamente più allarmante. Tra il 2019 e il 2026 sono infatti più di 4.100 i ragazzi del territorio, tra i 18 e i 35 anni, che hanno scelto di andare via.
Bisogna leggere i dati oltre la loro apparenza per scoprire che i giovani iblei continuano a lasciare la propria terra per costruire altrove il proprio futuro. L’ultimo studio dell’Osservatorio della CGIL di Ragusa mette a nudo un vero e proprio miraggio statistico. Se si guarda il dato superficiale, infatti, il calo complessivo dei residenti tra i 18 e i 35 anni si ferma nominalmente a un contenuto meno 2,2%, pari a circa 1.500 unità in meno dal 2019 ad oggi: una cifra che sembrava posizionare Ragusa in un’oasi felice rispetto al drammatico meno 7,3% della media siciliana. Ma la realtà nascosta dietro i numeri è ben diversa.
A compensare e mascherare il crollo demografico dei nativi è stata esclusivamente la forte crescita della popolazione straniera residente, aumentata in totale di oltre il 28%. Isolando la sola fascia giovanile, i ragazzi stranieri tra i 18 e i 35 anni sono aumentati di ben 2.621 unità, registrando un balzo del 27%. Questi nuovi residenti trovano impiego soprattutto in agricoltura, comparto che da solo assorbe la metà delle assunzioni annuali, ma la richiesta cresce costantemente anche nell’edilizia, nella ristorazione e nel turismo. Si tratta però di figure che spesso non rispecchiano i percorsi di studio dei giovani locali e che diventano opportunità per chi viene dall’estero, anche senza particolari competenze.
Quando si elimina dal calcolo l’effetto della migrazione internazionale, il quadro cambia radicalmente e si allinea a quello del resto dell’Isola. L’elaborazione della CGIL evidenzia che in questi sette anni ben 4.145 giovani residenti hanno abbandonato la provincia iblea, determinando una riduzione reale del 6,97%. Una vera e propria emorragia delle risorse umane più giovani e spesso più qualificate, che mette a serio rischio le possibilità di sviluppo futuro dell’intera area. Il sindacato punta il dito chiaramente contro la qualità dell’occupazione. Come dichiarato dal segretario generale Giuseppe Roccuzzo, ogni giovane che va via certifica una sconfitta per il territorio. “I nostri ragazzi, spiega Roccuzzo, non rifiutano il lavoro, ma rifiutano lo sfruttamento. Dopo aver investito anni nello studio e nella formazione, non sono più disposti ad accettare precarietà, lavoro povero, dumping contrattuale o part-time involontari. Sotto accusa finisce anche il sistema formativo e il meccanismo burocratico dei click-day, che spesso genera corsi scollegati dalle reali esigenze delle imprese locali.
Per invertire la rotta servono politiche che mettano al centro il lavoro stabile e dignitoso, insieme a una formazione capace di creare competenze reali. La vera sfida per la provincia di Ragusa, oggi, non è semplicemente creare occupazione, ma creare una “buona occupazione”, restituendo alle nuove generazioni il diritto di scegliere di restare e non l’obbligo di scappare.