Attualità
“L’Italia non è in guerra. Ma la Sicilia, forse, sì”
Mentre Roma resta formalmente fuori dal conflitto, da Sigonella – base strategica nel cuore del Mediterraneo – partono operazioni che dentro la guerra ci sono già
L’Italia non è in guerra. Ma la Sicilia, forse, sì. Perché mentre Roma resta formalmente fuori dal conflitto, da Sigonella – base strategica nel cuore del Mediterraneo – partono operazioni che dentro la guerra ci sono già.
Nella notte di ieri è decollato un drone americano, un Triton della US Navy. Non trasporta armi, non sgancia bombe. Ma vede tutto. È un sistema di sorveglianza avanzatissimo: raccoglie dati su basi militari, navi, radar, perfino strutture sotterranee. In una sola missione controlla migliaia di chilometri.
Partito dalla Sicilia, ha attraversato Egitto e Arabia Saudita fino al Golfo Persico, sorvolando le coste dell’Iran. Ha girato più volte attorno all’isola di Kharg, snodo chiave per il petrolio iraniano.
Durante il volo ha cambiato quota per evitare possibili attacchi, arrivando fino a 14 mila metri. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse in tempo reale alle forze militari nell’area.
E diventa bersagli. Subito. Sul piano formale è difficile stabilire se queste missioni si possano considerare atti di guerra, perché non si usano armi. E quindi non richiedono autorizzazione del governo italiano. Ma senza queste missioni, molti attacchi non sarebbero possibili.
La Sicilia torna al centro del conflitto. I primi voli sopra l’Iran degli aerei spia risalgono alla notte tra il 24 e il 25 febbraio. I dati raccolti da droni e aerei sono stati già usati per bombardare l’Iran
Ieri Enrico Letta lo ha detto chiaramente: non possiamo più pensare che la guerra sia sempre altrove.
La domanda l’Italia è davvero fuori da questo conflitto? Le carte di navigazione aerea dicono di no