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L’ultimo saluto a Noemi, pressante la richiesta di giustizia

Si sono celebrati questo pomeriggio nella Basilica di San Pietro a Riposto i funerali di Noemi Impellizzeri, la trentatreenne madre di tre figli trovata impiccata domenica scorsa nella sua abitazione. Se la comunità si stringe attorno alla famiglia, sul fronte giudiziario resta lo scontro aperto: i periti dei familiari parlano di elementi che escluderebbero il suicidio, mentre la difesa del trentottenne indagato respinge ogni accusa e ribadisce la propria innocenza.

di Chiara Scucces -

Un quadro lasciato a metà nella sua casa, con un fiore appena abbozzato sulla tela che attende ancora di essere completato. È la toccante metafora scelta da don Marco Catalano durante l’omelia per ricordare Noemi Impellizzeri nella Basilica di San Pietro a Riposto. Un’insegna di bellezza e fragilità: “La vita è come un fiore che va sempre curato e custodito”, ha ricordato il sacerdote di fronte a una chiesa gremita da parenti, amici e conoscenti. Accanto al feretro la madre, i tre figli giovanissimi, i fratelli e le sorelle di una grande famiglia allargata, stretti in un abbraccio di dolore e composto silenzio. All’uscita, il saluto della comunità si è trasformato in un volo di palloncini bianchi e in uno sparo di fuochi d’artificio nella piazza antistante la matrice, tra gli applausi commossi dei presenti.

Ma terminata la preghiera, resta la pressante richiesta di giustizia per una morte che continua a presentare troppi lati oscuri. L’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio del trentottenne che ha visto per ultimo la donna rappresenta un atto dovuto per compiere gli accertamenti irripetibili. Dagli esiti della prima autopsia effettuata al Policlinico di Catania non sono emerse risposte univoche sulle cause del decesso; saranno decisivi gli esami tossicologici e istologici. Ma i legali della famiglia della vittima, gli avvocati Francesco Strano e Valeria Raciti, prendono una posizione netta: sulla base delle rilevazioni del proprio consulente tecnico presente all’esame autoptico, sussisterebbero “validi elementi per escludere categoricamente l’ipotesi del suicidio tramite impiccagione”. Per la famiglia si tratterebbe di un delitto con una messa in scena, aggravata dall’incendio di natura dolosa divampato all’interno della casa di via Circumvallazione, forse appiccato mentre la giovane era ancora in agonia.

Di segno opposto la ricostruzione fornita dalla difesa dell’indagato. L’avvocato Ivan Siragusa precisa che il suo assistito non era il convivente né il fidanzato di Noemi, ma un amico sposato che la sosteneva. Il legale ribadisce la piena collaborazione offerta agli inquirenti, con la consegna spontanea dei telefoni cellulari e la richiesta di visionare le telecamere di zona, e nega fermamente che al momento del ritrovamento del corpo, intorno alle due di notte, vi fossero fumo, fiamme o odori di bruciato all’interno dell’abitazione. Un giallo drammatico con troppi punti oscuri, su cui la Procura di Catania punta ora a fare piena luce.