Caltanissetta
‘’Mancette e favori’’, l’inchiesta che scuote Forza Italia
Secondo i magistrati, una parte dei fondi regionali destinati agli eventi culturali, sarebbe stata dirottata
Con il passare delle ore, l’inchiesta che coinvolge il parlamentare di forza Italia Michele Mancuso assume contorni sempre più definiti. I magistrati di Caltanissetta ricostruiscono un meccanismo che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato un finanziamento pubblico per eventi culturali in un presunto circuito di ritorno di denaro. Il punto di partenza sono i 98 mila euro assegnati alla A.S.D. Genteemergente attraverso il famigerato maxi-emendamento approvato all’Ars nel 2024. Fondi destinati al calendario del Settembre Nisseno, formalmente per spettacoli e iniziative aperte al pubblico. Ma dalle carte dell’inchiesta emerge una discrepanza netta tra quanto stanziato e quanto effettivamente realizzato. Per la Procura, infatti, solo circa 20 mila euro sarebbero stati spesi davvero. Il resto sarebbe stato giustificato con fatture ritenute false o gonfiate, costruite per coprire costi mai sostenuti o aumentati artificiosamente. Un sistema che avrebbe prodotto liquidità. È in questo passaggio che si colloca l’ipotesi di corruzione. Dodicimila euro che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati consegnati in contanti al deputato regionale Michele Mancuso, in tre momenti distinti. A occuparsi materialmente delle consegne sarebbe stato Lorenzo Tricoli, consulente dell’associazione e figura di fiducia del parlamentare.
Attorno a Tricoli, l’inchiesta evidenzia una rete di rapporti familiari. Quattro dei sei indagati sono legati tra loro. Un intreccio che, secondo la Procura, avrebbe facilitato la gestione delle rendicontazioni. Tra gli episodi più emblematici c’è quello di uno spettacolo mai andato in scena. Il 18 settembre 2024 una cover band avrebbe dovuto esibirsi in corso Umberto, a Caltanissetta. L’evento viene rinviato per la pioggia, ma le fatture vengono comunque emesse: 17 mila euro per una serata che il pubblico non ha mai visto.
Non solo eventi fantasma. Anche gli spettacoli realmente svolti, secondo i pm, sarebbero stati rendicontati con costi maggiorati: cachet, servizi tecnici e consulenze ritenute sproporzionate o fittizie. Da qui l’accusa di truffa ai danni della Regione Siciliana per circa 49 mila euro, contestata a quasi tutti gli indagati. Diversa la posizione di un ulteriore indagato, per il quale non viene ipotizzata la corruzione ma solo la truffa, per aver avallato alcune fatture gonfiate.
I sequestri disposti raccontano un’ulteriore parte della ricostruzione: 12 mila euro a Mancuso, considerati il prezzo della presunta dazione corruttiva; 24 mila euro a Tricoli per consulenze ritenute gonfiate; somme più contenute agli altri indagati. Ora la parola passa al giudice. Giovedì gli interrogatori di garanzia davanti al gip. Sarà in quella sede che le versioni degli indagati si confronteranno con l’impianto accusatorio, mentre la politica osserva, in silenzio, gli sviluppi di un’inchiesta che tocca il cuore della gestione dei fondi pubblici.