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Mediterranea Saving Humans, sei attivisti rinviati a giudizio: “Criminalizzano la solidarietà, noi raddoppiamo l’impegno”
Secondo l’accusa, quel contributo economico sarebbe parte di un quadro ritenuto penalmente rilevante
Sei attivisti della Ong Mediterranea Saving Humans sono stati rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Ragusa con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina, su richiesta della Procura. Il procedimento riguarda un’operazione di soccorso risalente all’11 settembre 2020, quando la nave Mare Jonio intervenne per trarre in salvo 27 migranti, da oltre un mese bloccati a bordo della petroliera danese Maersk Etienne, in acque internazionali, senza possibilità di sbarco.
Il soccorso nel Mediterraneo e lo sbarco a Pozzallo
Le condizioni delle persone soccorse, secondo quanto documentato, erano gravissime dal punto di vista fisico e psicologico. Mediterranea scelse di intervenire, trasferendole a bordo della Mare Jonio e conducendole a Pozzallo, dove sbarcarono con l’autorizzazione delle autorità italiane. Tre mesi dopo, la compagnia Maersk Tankers effettuò una donazione trasparente in favore delle attività di salvataggio promosse dalla Ong.
Secondo l’accusa, quel contributo economico sarebbe parte di un quadro ritenuto penalmente rilevante. Ma l’organizzazione parla di “montatura politico-giudiziaria” e si dice pronta a difendersi in aula.
La replica di Mediterranea: “Rispondiamo con una nuova nave”
“Mediterranea ha scelto di stare dalla parte della vita – si legge in una nota dell’organizzazione –. A chi oggi tenta di criminalizzare la solidarietà, rispondiamo con i fatti: abbiamo una nuova, grande e meravigliosa nave pronta a salpare”.
Si tratta della Sea-Eye 4, ora ribattezzata MEDITERRANEA, frutto della cooperazione con la tedesca Sea-Eye. La nave, spiegano dalla Ong, sarà impegnata nelle attività di soccorso civile nel Mediterraneo centrale, dove ogni anno centinaia di persone perdono la vita cercando di raggiungere l’Europa.
“Contro respingimenti e complicità con dittature”
Nella nota diffusa dopo la decisione del Gup, Mediterranea attacca duramente le politiche europee e italiane in materia di migrazione: “Contro i campi di prigionia finanziati dall’UE in Libia, contro gli accordi con dittatori e trafficanti, noi rilanciamo, raddoppiando solidarietà e impegno. Non ci fermeranno con le diffamazioni, i processi, lo spionaggio. La forza di chi salva vite è più grande del potere di chi le lascia morire”.
Il processo si aprirà nei prossimi mesi. Intanto, l’associazione promette di non fermarsi e di proseguire nella propria missione con ancora più determinazione: “Ci vorrebbero silenziosi e impauriti – concludono –. Ci trovano più determinati, più felici, più vivi che mai”.