Ragusa

Modica e il futuro del centro storico: Confcommercio provinciale: “Crisi demografica e funzionale”

Accanto ai contenuti, Manenti pone anche una questione di metodo istituzionale

di Sergio Randazzo -

Si accende il dibattito sul futuro del centro storico di Modica dopo la seduta del Consiglio comunale del 15 aprile, interamente dedicata al tema della rigenerazione urbana. Un confronto partecipato che ha visto la presenza di centinaia di cittadini e numerosi interventi in aula.

A intervenire nel dibattito è anche Confcommercio Ragusa, che attraverso il presidente provinciale Gianluca Manenti ha definito «positivo» il clima di partecipazione registrato durante la seduta. «Quando un’aula consiliare torna a riempirsi di persone – sottolinea – significa che la comunità sente il tema come proprio e vuole essere parte attiva delle scelte».

I dati sulla crisi del centro storico

L’associazione di categoria ha preso parte ai lavori con il presidente sezionale di Modica, Giorgio Moncada, presentando un documento articolato frutto di un percorso di analisi e confronto interno. «Non siamo andati in Consiglio per lamentarci – spiega Manenti – ma per proporre un modello operativo. La crisi del centro storico non è innanzitutto commerciale: è demografica e funzionale. Le vetrine vuote sono un sintomo, non la causa».

Secondo i dati citati da Confcommercio, oggi solo il 13,5% dei modicani vive nel centro storico e circa il 40% degli immobili risulta vuoto. Numeri che, secondo l’associazione, rendono evidente la necessità di un approccio strutturale al problema. «Se non si riparte da qui – osserva Manenti – nessuna rigenerazione sarà possibile».

Le proposte di Confcommercio

Il modello proposto da Confcommercio si fonda su alcuni assi strategici: mappatura digitale costante degli immobili e dei flussi urbani, incentivi per il ritorno alla residenza, trasferimento di uffici pubblici nel cuore della città, standard di qualità urbana, una cabina di regia permanente tra Comune e associazioni di categoria e la presenza universitaria stabile come infrastruttura di rigenerazione.

Il ruolo delle associazioni nel dibattito

Accanto ai contenuti, Manenti pone anche una questione di metodo istituzionale. Il riferimento è all’ordine degli interventi durante la seduta consiliare, che ha visto parlare prima numerosi cittadini singoli e solo successivamente le associazioni di categoria. «È giusto, e lo dico senza spirito polemico, che un’amministrazione ascolti tutti – afferma – ma esiste una differenza tra chi porta un’opinione personale e chi porta la sintesi strutturata di migliaia di imprese, lavoratori e famiglie. Le associazioni di categoria non sono una voce tra le tante: sono corpi intermedi riconosciuti dallo Stato, strumenti di continuità e competenza che garantiscono memoria, dati e capacità di proposta».

“La rappresentanza è un servizio al territorio”

«Non è una questione di precedenza formale – chiarisce ancora Manenti – ma di efficacia. Se si ascoltano solo le voci più rumorose del momento e non chi porta analisi, esperienza e responsabilità, si rischia di privarsi dello strumento più prezioso: la continuità della conoscenza». Il presidente provinciale ricorda inoltre il ruolo storico dell’organizzazione: «Confcommercio esiste dal 1945 e ha attraversato ogni stagione economica del Paese, dalla ricostruzione postbellica al Covid. Non siamo spettatori: siamo parte attiva dei processi economici e istituzionali. La rappresentanza non è un privilegio, ma un servizio al territorio».

Per questo, l’auspicio dell’associazione è che il confronto avviato a Modica possa diventare un metodo stabile di lavoro. «La partecipazione è fondamentale – conclude Manenti – ma deve andare di pari passo con l’ascolto consapevole di chi porta proposte operative e una visione che non si esaurisce nel ciclo elettorale. Il centro storico di Modica può rinascere, ma solo se si costruisce un percorso condiviso e se si riconosce il ruolo di chi, da ottant’anni, lavora per il bene dell’economia e della comunità».