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Modica, la resa dei conti dopo la verifica politica
Il vero dato emerso nel lungo dibattito a Palazzo San Domenico riguarda il senso e la portata della recente verifica politica. In un’Aula in cui i numeri dell’esecutivo sono ristretti, il confronto si è concentrato sui reali contorni della nuova Giunta Monisteri. Un riassetto che la sindaca e la squadra di governo difendono nel segno della sostanza e della chiarezza e che, al di là delle polemiche d'Aula, lascia aperto il dialogo all'interno dell'area di centrodestra per la costruzione degli equilibri futuri.
Non si placano le scosse d’assestamento della crisi politica a Modica. Il primo Consiglio comunale dopo la nascita della “Giunta Monisteri-ter” ha cristallizzato uno scenario politico del tutto nuovo: un’opposizione numericamente e politicamente sempre più rimpinguata e una maggioranza risicata a soli 5 consiglieri (compresi i neo-assessori Leandro Giurdanella e Corrado Roccasalvo). Mentre la seduta dell’Aula era ancora in corso, a rimbalzare sulle testate online è stata la nota inviata alle 18:30 dalla consigliera Neva Guccione. Insieme alla collega Cristina Cecere, entrambe elette nella lista Prendiamoci Cura a sostegno di Maria Monisteri, ha sancito il passaggio ufficiale ai banchi dell’opposizione. Una rottura consumatasi dopo le dimissioni degli ex assessori Antonio Drago e Tino Antoci e la nascita del nuovo esecutivo a forte trazione Forza Italia. Nel suo accorato intervento, la Guccione ha parlato di fallimento politico collettivo, arrivando a chiedere le dimissioni di tutti per restituire credibilità e dignità alle istituzioni prima di ridare la parola agli elettori. Se il comunicato stampa ha raccontato la prima parte della serata, è nella seconda metà della seduta che si è accesa una dialettica infuocata: un confronto acceso e prolungato che ha mostrato come l’operazione di restyling della Giunta Monisteri abbia modificato non tanto i numeri d’aula, già storicamente risicati per l’esecutivo, quanto la natura e la qualità della dialettica politica. Un’analisi politica rigorosa impone di liberare il campo da un equivoco: la “Giunta Monisteri-ter” non scopre oggi la fragilità numerica. Con appena 7 consiglieri di riferimento su 24 prima del rimpasto, l’amministrazione si muoveva già su un terreno dove la mediazione e la ricerca del consenso non erano un’opzione, ma una necessità quotidiana. Il passaggio da 7 a 5 consiglieri non stravolge la matematica delle votazioni, ma ufficializza la trasformazione dell’opposizione; il vero elemento di novità emerso, infatti, risiede nella ridefinizione degli spazi d’area. La nascita di un esecutivo a forte connotazione forzista ha spostato l’asse del dibattito dai toni della lista civica a quelli della politica di partito. All’interno di questo quadro fortemente politicizzato, i vari attori in campo hanno cercato di definire la propria azione: l’opposizione d’esperienza, con Giovanni Spadaro del Pd, ha accolto i nuovi arrivi ma ha gettato acqua sul fuoco su ipotetiche mozioni di sfiducia, chiedendo risposte concrete sui dossier aperti ai nuovi componenti della giunta, non avendone ricevute dai vecchi. La sindaca Maria Monisteri, respingendo la lettura di chi la descrive come un primo cittadino pro forma (sollevata dal consigliere Gianmarco Covato), ha prima rivendicato la paternità del progetto originario, chiedendo garbo e coerenza sulle sigle a chi ha scelto di posizionarsi altrove, e poi ha difeso la scelta della verifica politica.
(DA 2.01.36 (DA LA LENTEZZA DEI TEMPI E’ STATA DOVUTA AL FATTO….fino a 2.02.34 a cui ANELAVO.)
Il Consiglio di ieri sera non ha semplicemente registrato due uscite dalla maggioranza, ma ha mostrato una politica cittadina arrivata a uno snodo cruciale. Senza più la parvenza del contenitore civico originario e con gli equilibri di partito pienamente dispiegati, Palazzo San Domenico diventa il teatro di un confronto aperto, dove ogni seduta misurerà non solo la tenuta dell’amministrazione, ma la reale capacità delle diverse forze di dare una prospettiva alla città.