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Natale a Gela oltre le sbarre, il pranzo che rompe l’isolamento

Un pranzo di Natale dentro il carcere di Balate

di finmedia -

È una tradizione che si rinnova ogni anno, ma che regala sempre emozioni intense. Alla Casa Circondariale di Balate, a Gela, il Natale entra passando dai vassoi, dai sorrisi, dalle strette di mano. A portarlo, ancora una volta, è la Comunità di Sant’Egidio, che ha organizzato il pranzo natalizio per i detenuti. Un’iniziativa che va oltre il semplice momento conviviale. Perché qui, dove il tempo è scandito da cancelli e regole, il Natale diventa un segnale concreto di vicinanza, un modo per dire che nessuno è invisibile, nemmeno chi sta pagando il proprio debito con la giustizia.

L’iniziativa è stata possibile anche grazie al sostegno di alcune imprese locali, che hanno finanziato il pranzo, dimostrando come la solidarietà possa diventare un’azione condivisa tra volontariato e tessuto produttivo del territorio. Seduti agli stessi tavoli, fianco a fianco, i detenuti, gli agenti della polizia penitenziaria, i volontari e le istituzioni cittadine. Tra loro anche il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano. Un’immagine che racconta più di molte parole: per qualche ora cadono le distanze, si accorciano i ruoli, si costruisce una comunità possibile, anche all’interno di un carcere.

La Comunità di Sant’Egidio opera da anni nei luoghi del disagio e della fragilità: carceri, ospedali, strade, periferie umane e sociali. Portare il Natale a Balate significa accendere una luce “negli angoli più bui, più freddi, più dimenticati”, dove la solitudine rischia di diventare una condanna aggiuntiva. Un gesto semplice, ma carico di significato, che parla di dignità e di rispetto, e che ricorda come il carcere non debba essere solo un luogo di pena, ma anche di umanità e di possibile riscatto.

Un messaggio che va oltre le mura del penitenziario e interpella tutta la città. Perché il Natale, qui come fuori, non è solo una ricorrenza, ma una scelta: quella di non voltarsi dall’altra parte, di abbattere muri e costruire ponti, anche – e soprattutto – dove sembra più difficile farlo.