Attualità
Non si può morire di lavoro: la rabbia e il dolore per la strage al depuratore
Davide Anselmo e il soccorritore Francesco Bulgarella perdono la vita al depuratore di Tonnara del Secco. Mentre la Sicilia piange due nuovi martiri del lavoro, si apre lo scontro sulle cause
Il dolore stordisce, ma è la rabbia a farsi strada nell’aria rovente di contrada Tonnara del Secco a San Vito Lo Capo. Due nomi s’aggiungono a una lista di sangue che continua ad allungarsi spietata: Davide Anselmo, 45 anni, operaio della società gestrice del depuratore comunale e Francesco Bulgarella, operatore del 118.
Due uomini usciti di casa per compiere il proprio dovere e mai più rientrati, travolti da una tragedia che trasforma l’ennesima giornata di lavoro in un calvario e riaccende l’indignazione per la mancanza di tutele nei contesti a rischio. Secondo le ricostruzioni al vaglio degli investigatori, Anselmo si trovava all’interno dell’impianto di depurazione per un controllo di routine o per un intervento di riparazione quando si è accasciato improvvisamente.
A dare l’allarme è stato un secondo operaio presente sul posto, che ha tentato disperatamente di sostenerlo mentre attendeva l’arrivo dei soccorsi. Sul posto sono giunti tempestivamente i Vigili del Fuoco e l’ambulanza della Seus. In conformità con i protocolli di sicurezza per gli ambienti confinati, i Vigili del Fuoco sono entrati nella struttura, hanno recuperato l’operaio privo di sensi e lo hanno trasportato all’esterno.
È qui che le manovre di rianimazione e il massaggio cardiaco si sono trasformati nel teatro di un secondo dramma: mentre tentava di strappare Anselmo alla morte, il soccorritore Francesco Bulgarella è stato colto a sua volta da un malore fatale, crollando a terra accanto all’uomo che stava cercando di salvare.
Se in un primo momento le esalazioni tossiche sembravano aver sopraffatto entrambi gli uomini, le prime verifiche ufficiali stanno delineando un quadro più complesso. Per Davide Anselmo resta aperta la pista dei miasmi gassosi sviluppatisi all’interno della vasca o della camera d’ispezione, senza escludere un malore fulminante acuito dalle temperature estreme registrate nella zona. I vertici della centrale operativa del 118 hanno nettamente ridimensionato l’ipotesi dell’intossicazione per il sanitario. “Il dipendente della Seus non è mai entrato nei locali dell’impianto,” ha precisato Fabio Genco, responsabile del 118 di Palermo e Trapani.
“I soccorritori hanno atteso, come da protocollo, che i Vigili del Fuoco portassero l’operaio all’esterno. Sarà l’autopsia ad accertare le cause, ma al momento mi sento di escludere che siano state le esalazioni”. Sarà unicamente l’esame autoptico e medico-legale disposto dalla Magistratura a chiarire se a stroncare i due uomini sia stato un killer invisibile fatto di sostanze tossiche o il peso insopportabile dello sforzo fisico combinato al caldo torrenziale.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri e gli ispettori dello Spresal dell’ASP di Trapani per effettuare i rilievi, raccogliere le testimonianze dei colleghi e verificare le condizioni di sicurezza dell’impianto, la manutenzione della struttura e l’uso dei dispositivi di protezione individuale. “Una tragedia che ci lascia sconvolti e attoniti,” ha dichiarato Riccardo Castro, presidente della Seus.
Espressioni di profondo cordoglio sono giunte anche dal Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e dall’Assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, che hanno espresso gratitudine e rispetto a nome di tutta la comunità siciliana verso “chi, nello svolgere il proprio lavoro, sacrifica la propria vita e affronta con coraggio le situazioni più difficili”.
Ma oltre le parole di circostanza e i vessilli a lutto, resta il grido d’allarme di chi chiede che la sicurezza non sia più una lotteria. La Sicilia piange due suoi figli, due “angeli” ed eroi del quotidiano, esigendo che la magistratura faccia piena luce su ogni singola responsabilità di questo ennesimo, inaccettabile giorno segnato da due morti sul lavoro in Sicilia