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Nordio chiede chiarimenti sul braccialetto elettronico

Il Ministro della Giustizia, Nordio, chiede chiarimenti sul femminicidio di Daniela Zinnanti avvenuto Messina le scorse settimane. L'assassino era ai domiciliari, ma il braccialetto elettronico, seppur disposto dal giudice, non fu applicato per mancanza di scorte nei magazzini

di tcf -

Il tragico femminicidio di Daniela Zinnanti, uccisa a Messina con oltre trenta coltellate dall’ex compagno Santino Bonfiglio, è diventato un caso politico nazionale. Al centro della polemica non c’è solo l’efferatezza del crimine, ma un cortocircuito burocratico-tecnologico: l’assenza di un braccialetto elettronico che avrebbe dovuto monitorare l’assassino.

In seguito all’interrogazione parlamentare presentata da Carolina Varchi (FdI), capogruppo in commissione Giustizia, il Guardasigilli Carlo Nordio ha ufficialmente attivato le procedure di verifica. Il Ministro ha inviato gli atti alla Corte d’appello di Messina, richiedendo una relazione dettagliata sul perché la misura cautelare non sia stata pienamente attuata.

La richiesta ministeriale ha innescato una serie di passaggi formali tra i vertici giudiziari messinesi. Il presidente vicario della Corte d’appello, Carmelo Blatti, ha sollecitato la presidente del Tribunale, Olga Tarzia. La documentazione è giunta infine al GIP Salvatore Pugliese, il magistrato che aveva disposto gli arresti domiciliari per Bonfiglio.

Dalle prime ricostruzioni emerge un dato inquietante: il giudice aveva effettivamente previsto l’uso del dispositivo di controllo, ma l’applicazione è stata resa impossibile dalla mancanza di scorte nei magazzini. Una carenza di strumenti tecnici che, in questo caso, si è rivelata fatale, trasformando una misura di prevenzione in un tragico nulla di fatto.