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Oltre il Centro Storico: la visione di Stornello e Cannata

Il dibattito sul futuro del centro storico di Modica si arricchisce di un contributo tecnico e di visione. Dopo giorni di discussioni accese, intervengono ufficialmente gli architetti Antonio Stornello e Mark Cannata. Inutile curare solo il "cuore" della città se non si rigenera l'intero organismo urbano, dicono i professionisti.

di Chiara Scucces -

Non chiamiamolo solo “questione centro storico”. Per gli architetti Antonio Stornello e Mark Cannata, lo studio delle dinamiche urbane non ammette compartimenti stagni. Chiamati in causa nel dibattito che sta animando la città della Contea, i due professionisti, esperti di rigenerazione urbana con il progetto Kassandra, rompono il silenzio con una riflessione che punta dritta al futuro. Il concetto cardine è quello di “organismo unico”. Modica non è solo il suo prestigioso nucleo UNESCO; è un sistema interdipendente fatto di quartieri residenziali, zone produttive e campagne densamente abitate. Secondo Stornello e Cannata, focalizzarsi solo sullo svuotamento del centro è riduttivo: la città non è morta, si è trasformata.

Ma per cambiare serve coraggio. Gli architetti stimolano la politica e la cittadinanza a non accontentarsi di piccoli interventi episodici. Servono “visioni alte”, persino utopistiche, capaci di guardare ai modelli internazionali d’eccellenza.

Il patrimonio storico di Modica non deve essere un alibi per l’immobilismo, ma una scuola di bellezza che spinga a pretendere standard elevati ovunque. La sfida lanciata da Stornello e Cannata è chiara: il centro storico si salva solo se l’intera Modica diventa una città più consapevole, esigente e, soprattutto, coraggiosa.