Caltanissetta

Ospedale di Gela, il bilancio positivo che non torna

Un solco profondo che mette a confronto comunicati ufficiali e realtà quotidiana

di finmedia -

Per l’Asp il 2025 si è chiuso con un bilancio definito “estremamente positivo”. Una fotografia rassicurante, almeno sulla carta. Ma varcando la soglia dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela, l’immagine cambia radicalmente. Qui la sanità vive una crisi quotidiana fatta di attese, disservizi e carenze strutturali che da tempo esasperano pazienti e operatori.

Il pronto soccorso è il primo fronte dell’emergenza. Le attese per accedere all’astanteria si allungano per ore, a volte per intere giornate. I corridoi diventano reparti improvvisati, le lettighe non bastano e i pazienti più fragili restano bloccati per giorni, in attesa di un posto letto che non c’è. Una pressione costante che riporta al centro del dibattito i tagli ai posti letto e la mancata riorganizzazione dei servizi.

Ma la crisi non si ferma qui. In queste settimane anche il servizio 118 è costretto a procedere a scartamento ridotto. Una delle ambulanze, la “Charlie 6”, è ferma per mancanza di personale. Risultato: le emergenze di un intero territorio vengono coperte con un solo mezzo. Quando entra in gioco l’ambulanza di Butera, il rischio è quello di lasciare scoperto un altro comune. Un equilibrio fragile, che espone cittadini e soccorritori a criticità evidenti.

Il responsabile del servizio 118, Giuseppe Misuraca, prova a contenere l’allarme e parla di soluzioni tampone: l’attivazione della Procivis come servizio sostitutivo, anche nelle ore notturne, e la presenza di due ambulanze operative, una delle quali con personale sanitario a bordo. Ma si tratta di interventi emergenziali, non di una soluzione strutturale.

Intanto, sull’ospedale di Caposoprano grava un’altra emergenza: il blocco del gruppo operatorio. Manca il personale e l’attività chirurgica ordinaria è sospesa. Con sole cinque unità in servizio, possono essere garantite esclusivamente le emergenze conclamate. A pesare è anche la nuova normativa inserita nella manovra finanziaria, che vieta l’impiego dei medici in pensione: figure che fino a oggi avevano garantito un supporto indispensabile.

Il quadro che emerge è quello di un sistema sanitario cittadino in evidente sofferenza. A fronte degli annunci di potenziamento e dei bilanci trionfalistici del management Asp, il Vittorio Emanuele continua a barcamenarsi tra vuoti di organico, servizi depotenziati e risposte parziali. Una distanza sempre più ampia tra la sanità raccontata nei comunicati e quella vissuta ogni giorno da pazienti, medici e infermieri.