Agrigento

Papa Leone a Lampedusa: preghiera sulle tombe dei migranti

La prima visita del Pontefice sull'isola si apre con gesti fortemente simbolici: omaggio al cimitero dei "senza nome", attraversa la Porta d'Europa, incontra i migranti e celebra la messa davanti a migliaia di fedeli

di Sergio Randazzo -

È una visita scandita dai gesti, più che dalle parole, quella di Papa Leone a Lampedusa. La sua prima giornata sull’isola simbolo dell’accoglienza e delle tragedie del Mediterraneo si è aperta con un intenso pellegrinaggio nei luoghi che raccontano il dramma delle migrazioni, prima della celebrazione eucaristica davanti a migliaia di fedeli.

La preghiera al cimitero dei migranti

La prima tappa è stata il cimitero di Cala Pisana, dove riposano molti dei migranti morti in mare senza un nome. Il Pontefice ha deposto un omaggio floreale e si è fermato in preghiera davanti alle sepolture, contrassegnate da croci realizzate con il legno delle imbarcazioni naufragate, in un momento di profondo raccoglimento.

Alla Porta d’Europa: lo sguardo verso il Mediterraneo

Successivamente Papa Leone si è recato alla Porta d’Europa, il monumento simbolo dell’approdo dei migranti nel continente europeo. Qui ha incontrato una famiglia di migranti e ha attraversato lentamente la grande struttura, poggiando una mano sulla porta prima di rivolgere lo sguardo verso il mare.

Il Pontefice è poi sceso da solo sulla scogliera, dove è rimasto per alcuni minuti in silenzio, osservando il Mediterraneo. Un gesto altamente simbolico che richiama la necessità di guardare a questo mare non come a un confine di morte, ma come a uno spazio di speranza e di incontro.

Il Molo Favarolo diventa “Molo Francesco”

Tra i momenti più significativi della visita anche la scopertura e la benedizione della targa che intitola il Molo Favarolo a Papa Francesco. Da oggi lo storico approdo degli sbarchi porterà ufficialmente il nome di Molo Francesco, in ricordo del legame che il Pontefice argentino instaurò con Lampedusa sin dalla sua storica visita del 2013.

Subito dopo Papa Leone ha salutato uno ad uno quindici migranti provenienti dall’hotspot dell’isola, stringendo loro la mano in un momento di grande intensità umana.

L’abbraccio ai fedeli

Prima della celebrazione della messa, il Pontefice ha percorso in papamobile le vie di Lampedusa fino al campo sportivo, dove migliaia di fedeli lo hanno accolto con entusiasmo. Lungo il tragitto non sono mancate le soste per benedire i bambini e salutare la popolazione, che aveva seguito le prime tappe della visita attraverso i maxi-schermi allestiti sull’isola.

“Qui parlano i gesti”

Nel suo primo intervento pubblico a Lampedusa, Papa Leone ha scelto parole semplici ma cariche di significato.

«Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Qui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore».

Il Pontefice ha quindi ringraziato il sindaco e la comunità lampedusana per l’accoglienza, soffermandosi sul significato dell’intitolazione del molo a Papa Francesco.

«Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favarolo a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia».

Una visita che, attraverso il linguaggio universale dei gesti, rilancia il messaggio di accoglienza, solidarietà e speranza verso chi attraversa il Mediterraneo in cerca di un futuro migliore.