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Ponte, decreto in Senato e polemica ambientalisti
Il Tar del Lazio dichiara inammissibili i ricorsi contro il Ponte sullo Stretto perché prematuri. La decisione finale spetta al CIPESS. Gli ambientalisti parlano di stop solo procedurale e preparano nuovi ricorsi. Intanto al Senato avanza il decreto da tredici miliardi e mezzo, tra fondi e polemiche politiche
Il Tar del Lazio mette un primo punto fermo sul Ponte sullo Stretto di Messina. I ricorsi presentati a fine 2024 da enti locali e associazioni ambientaliste sono inammissibili. Non un giudizio sul merito, ma una decisione procedurale che pesa sull’iter dell’opera. I ricorsi – avanzati dal Comune di Villa San Giovanni, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria e da organizzazioni come Legambiente, WWF Italia e LIPU – miravano ad annullare il parere favorevole della Commissione VIA/VAS del novembre 2024 e la delibera governativa sull’IROPI dell’aprile 2025.
Ma per i giudici si tratta di atti “endoprocedimentali”, quindi non ancora impugnabili. Il nodo centrale resta il ruolo del CIPESS, cui spetta la decisione finale sulla compatibilità ambientale. Solo allora, chiarisce il Tar, gli atti produrranno effetti concreti e potranno essere contestati. Le associazioni parlano infatti di ricorso “prematuro”, non respinto nel merito, e annunciano battaglia alla prossima delibera. Le associazioni ribadiscono le critiche ambientali e giuridiche e annunciano che le ripresenteranno contro la futura decisione del CIPESS, chiamato a motivare in modo rigoroso l’ok finale al Ponte. Nel frattempo, il dossier si sposta in Parlamento.
Al Senato entra nel vivo il nuovo decreto su commissari straordinari e concessioni, che include misure per accelerare il Ponte. La maggioranza punta a chiudere rapidamente l’iter, con un investimento stimato di 13miliardi e mezzo. Ma le polemiche non si fermano. Il Movimento 5 Stelle contesta tempi, costi e soprattutto lo spostamento di 2 miliardi e 800 milioni verso Rete Ferroviaria Italiana.