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Ponte sullo Stretto, confronto tecnico in Senato: esperti divisi su sicurezza e rischio sismico

Struttura e vento: pareri positivi ma prudenza

di Sergio Randazzo -

Il progetto del Ponte sullo Stretto torna al centro del dibattito nazionale, questa volta nelle aule del Senato, dove oggi ricercatori, tecnici e rappresentanti istituzionali si sono confrontati sui nodi più delicati dell’opera: sicurezza geologica, resistenza ai terremoti e solidità del progetto esecutivo. A promuovere l’incontro la senatrice a vita Elena Cattaneo, che ha invitato gli esperti a fare chiarezza su un tema che riguarda “un’opera che interessa tutti” e che richiede – ha sottolineato – risposte basate su dati scientifici verificabili.

«Il ponte sullo Stretto di Messina potrebbe resistere a un terremoto come quello dell’Aquila, o al peggiore scenario immaginabile?» ha chiesto la senatrice aprendo i lavori. L’obiettivo, ha precisato, è “capire i dati per comprendere meglio” la reale portata e sicurezza dell’infrastruttura.

Sul fronte della società che gestisce il progetto, l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha difeso la solidità del lavoro finora svolto: «Il progetto definitivo è il risultato di un grande lavoro portato avanti da un team internazionale a guida italiana».

Le critiche: “Zona ad alta attività sismica”

Tra gli interventi più prudenti quello di Carlo Doglioni, docente della Sapienza ed ex presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Secondo lo studioso, l’area dello Stretto non può essere considerata a rischio moderato: «Non si possono escludere eventi sismici di magnitudo superiore a 7», ha affermato, ricordando la presenza di tre sistemi di faglie attive: Stretto di Messina, Scilla e Capo Peloro. Per questo, ha aggiunto, sarebbe necessario «proseguire gli studi e perfezionare ulteriormente il progetto».

Una visione che non trova concordi tutti gli esperti. Il sismologo Gianluca Valensise, dell’Ingv, ha infatti sostenuto che al momento «non abbiamo evidenza storica di terremoti molto forti in questa zona» e ha parlato di «limiti fisici che rendono improbabile che la faglia dello Stretto generi eventi superiori a quelli finora registrati».

“Il progetto tiene conto degli scenari peggiori”

Sul tema della progettazione strutturale è intervenuto Iunio Iervolino, ordinario di Tecnica delle Costruzioni all’Università Federico II di Napoli e all’Università di Pavia, che ha ricordato come ogni infrastruttura di questa portata debba essere sviluppata considerando «il rischio massimo possibile», dal momento che «non è determinabile con precisione l’accelerazione massima generata da un terremoto».

Il carattere innovativo dell’opera è stato sottolineato anche da Federico Mazzolani, ingegnere e professore emerito della Federico II, che ha parlato di “salto tecnologico significativo”: un ponte a campata unica di 3,3 chilometri rappresenta infatti una dimensione «che segna un’“impennata” rispetto alla progettazione dei grandi ponti del ’900».

Struttura e vento: pareri positivi ma prudenza

Nessuna criticità particolare, invece, sul comportamento della struttura rispetto ai venti, secondo Giorgio Diana, professore emerito del Politecnico di Milano e direttore della galleria del vento Cirive.

A chiudere, l’ingegnere Mario De Miranda, specializzato in grandi infrastrutture e già docente all’Università di Venezia, che ha invitato a mantenere un approccio prudente: «È opportuno riesaminare il progetto, effettuare tutte le prove e attendere i risultati».