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Provincia senza vasche: chiude anche la piscina di Ragusa…

Un'intera provincia con oltre trecentomila abitanti e una sola piscina pubblica funzionante che, al momento, ha chiuso i battenti per la pausa estiva. Con lo stop dell'impianto di Ragusa si completa il deserto dell'impiantistica natatoria nel territorio ibleo. Cancelli ancora sbarrati a Comiso, Chiaramonte e Modica; a pagare il prezzo più alto sono i cittadini e gli atleti agonisti, costretti a trasferte anche fuori provincia.

di Chiara Scucces -

Un’intera provincia, una sola piscina pubblica funzionante. È l’amara fotografia dello sport in acqua nel territorio ibleo. A tenere a galla, letteralmente, le esigenze di migliaia di cittadini, famiglie e sportivi è stata finora l’unica struttura operativa: la piscina comunale di Ragusa. Ma dal 17 luglio, anche quest’ultimo baluardo chiude i battenti per la consueta pausa estiva. Se ne riparlerà a settembre, con la riapertura delle scuole. E nel frattempo? Nel frattempo, se ci si sposta dal capoluogo, il quadro dell’impiantistica sportiva natatoria è desolante. A Modica, la piscina comunale è un capitolo chiuso da tantissimo, troppo tempo: un’odissea di cui la città aspetta ancora la fine. Stesso copione a Comiso e a Chiaramonte Gulfi: cancelli sbarrati, strutture inesistenti o non fruibili. Un cimitero di vasche che penalizza un bacino di oltre trecentomila abitanti. Non si tratta solo di un disservizio per il semplice cittadino che vorrebbe trovare un po’ di refrigerio o fare attività fisica a costi accessibili. Ci sono le difficoltà per gli atleti agonisti e le società sportive: chi pratica il nuoto a livello competitivo, per non perdere mesi di preparazione, è condannato a un logorante pendolarismo. Chilometri in auto verso Ragusa finché è stata aperta, o in alternativa trasferte forzate addirittura fuori provincia. Come è possibile che un’intera provincia debba reggersi su un solo impianto pubblico? Un cortocircuito inaccettabile che taglia le gambe allo sport di base e all’agonismo. Oggi i riflettori si accendono su questa anomalia tutta iblea, con una domanda girata direttamente alle amministrazioni locali: quando si tornerà a investire su un diritto, quello allo sport, che non può essere un lusso per pochi o una maratona per arrivarci?