Palermo

Relitto romano di Capo Mulini, nuove scoperte: le anfore potrebbero provenire dallo Stretto di Messina

Gli studi della Soprintendenza del Mare aprono nuovi scenari sui commerci nel Mediterraneo in età romana

di Sergio Randazzo -

Nuovi elementi potrebbero riscrivere la storia dei traffici commerciali nel Mediterraneo durante l’età romana repubblicana. È quanto emerge dalla nuova campagna di monitoraggio e ricerca sul relitto romano di Capo Mulini, tra Acireale e Aci Castello, condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

Le analisi archeometriche effettuate sui reperti indicano che una parte significativa del carico di anfore trasportato dalla nave potrebbe essere stata prodotta nell’area dello Stretto di Messina, aprendo nuove prospettive sulla provenienza delle merci e sulle rotte commerciali dell’epoca.

Un relitto tra i più importanti del Mediterraneo

Databile tra l’ultimo quarto del II secolo e la metà del I secolo a.C., il relitto di Capo Mulini è considerato uno dei più importanti contesti archeologici del Mediterraneo per lo studio dei commerci dell’età romana.

La nuova campagna di ricerca, a dieci anni dalle prime indagini, ha consentito di realizzare un rilievo fotogrammetrico tridimensionale del sito e di recuperare alcuni reperti campione, tra cui anfore, elementi laterizi e campioni di piombo provenienti dalle ancore e dalla tubazione della sentina, che saranno sottoposti a ulteriori approfondimenti scientifici.

Le dichiarazioni

«La ricerca archeologica subacquea apre nuovi scenari sulla provenienza delle merci e sulle rotte commerciali della Sicilia dell’età romana repubblicana», ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, sottolineando l’importanza della tutela del patrimonio sommerso per accrescere la conoscenza storica e valorizzare l’identità culturale dell’Isola.