Catania

Riforma della giustizia, Tanasi (Codacons): “Separare le carriere è ormai indispensabile”

“Un modello superato, figlio dell’impianto inquisitorio”

di Sergio Randazzo -

Il dibattito sulla riforma della giustizia torna al centro dell’attenzione nazionale e a intervenire è Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale del Codacons, che definisce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente “una scelta non più rinviabile”. Per Tanasi, si tratta di un passaggio decisivo per rendere il sistema giudiziario pienamente conforme ai principi del giusto processo sanciti dalla Costituzione.

“Un modello superato, figlio dell’impianto inquisitorio”

Secondo Tanasi, l’attuale organizzazione dell’ordinamento giudiziario discende da un’impostazione antiquata, eredità del modello inquisitorio precedente alla grande riforma del processo penale. Nonostante l’introduzione del sistema accusatorio con il codice del 1988 e la revisione dell’articolo 111 della Costituzione, giudici e pubblici ministeri continuano a condividere lo stesso ordine di appartenenza, la medesima formazione e lo stesso organo di autogoverno.

Una sovrapposizione che, spiega il giurista, “incide sulla percezione di imparzialità della giustizia e crea una criticità strutturale che il Paese non può più ignorare”.

“Il giudice deve essere visibilmente terzo”

Tanasi insiste su un punto centrale: la terzietà del giudice non deve essere soltanto garantita, ma anche percepita.
“Il giusto processo non si limita al rispetto formale delle regole – afferma –. Serve che il giudice sia realmente e visibilmente terzo rispetto all’accusa. In un sistema accusatorio, la separazione tra chi accusa e chi giudica deve essere netta anche sul piano ordinamentale”.

L’unità delle carriere, secondo Tanasi, rappresenta oggi “un’anomalia che indebolisce la fiducia dei cittadini e alimenta dubbi sulla reale equità del processo”.

“Serve una riforma organica con carriere e organi autonomi”

Il Segretario nazionale del Codacons ricorda che in Italia il pubblico ministero, pur svolgendo una funzione di parte, gode delle stesse garanzie di indipendenza del giudice, un assetto che non trova pieno riscontro nella maggior parte degli ordinamenti europei.

Da qui la richiesta di una riforma complessiva che introduca carriere distinte e organi di autogoverno autonomi, in grado di tutelare sia l’indipendenza del pubblico ministero sia la terzietà del giudice.

“Una scelta di civiltà giuridica”

Tanasi respinge l’idea che la separazione delle carriere possa indebolire la magistratura:
“Non significa colpire nessuno né subordinare il pubblico ministero alla politica. Significa, invece, rafforzare l’autonomia di entrambe le funzioni, chiarire i ruoli e completare una riforma rimasta sospesa da oltre trent’anni”.

“Ricostruire la fiducia dei cittadini”

Conclude Tanasi: “Solo distinguendo in modo chiaro accusa e giudizio si può restituire credibilità alla giustizia e rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”.