Attualità
Sanità in Sicilia, naufraga il tavolo sull’internalizzazione
1.800 lavoratori ausiliari pronti alla mobilitazione dopo la fumata nera all’Assessorato alla Salute di Palermo
Un brutto arresto della trattativa e un clima di crescente tensione sul futuro della sanità siciliana. Si è concluso con un duro scontro il vertice a Palermo presso l’Assessorato regionale alla Salute, dove i rappresentanti di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti si aspettavano di definire la mappa della reinternalizzazione dei servizi sanitari ausiliari. Sul tavolo c’era il destino di circa 1.800 lavoratrici e lavoratori che da anni garantiscono la tenuta quotidiana dei presidi ospedalieri dell’isola attraverso il sistema degli appalti privati. A scatenare la protesta delle sigle sindacali è stato l’esito del monitoraggio condotto dalla stessa Regione. Nel 90% dei casi, le Aziende Sanitarie Regionali hanno dichiarato di non essere nelle condizioni economiche di sostenere la reinternalizzazione prevista dalla Legge di Bilancio 2026, sollevando inoltre perplessità sulla compatibilità dei profili professionali e sui relativi inquadramenti contrattuali. I segretari generali Elisa Camellini, Stefano Spitalieri e Katia Di Cristina non hanno nascosto un profondo disappunto, acuito dall’assenza dell’Assessore regionale alla Salute al tavolo negoziale. “Non si tratta di un problema di competenze o di mansioni, già ampiamente dimostrate sul campo anche durante le fasi più critiche della pandemia da Covid-19,” accusano congiuntamente i sindacati. “La questione è squisitamente politica: l’Assessorato vuole o no dare un indirizzo chiaro alle Asp per mettere fine al precariato e alla logica continuativa dei cambi d’appalto?”
Secondo le parti sociali, la maggior parte di questo personale ha svolto negli anni funzioni riconducibili a quelle degli Operatori Socio-Sanitari, formandosi direttamente sul campo.
La scadenza del 31 dicembre 2026 si avvicina rapidamente e i margini di manovra contrattuale si assottigliano. I funzionari regionali si sono impegnati a trasferire le richieste della piattaforma sindacale al vertice politico, ma la pazienza delle maestranze è al limite. Senza un’immediata convocazione di un tavolo risolutivo, i sindacati si dicono pronti ad avviare formali procedure di stato di agitazione e a portare i lavoratori in piazza per difendere la dignità del lavoro e la stabilità occupazionale.