Palermo
Schifani, il caso Armao manda in crisi il governo
Il presidente potrebbe fare un passo indietro
Schifani adesso non esclude più nulla. Anche le dimissioni. Nella tarda serata di ieri il presidente ha convocato a Palazzo d’Orleans la deputazione di Forza Italia all’Ars. E poi ha parlato al telefono con il segretario degli azzurri Tajani. Ma la sponda romana non è arrivata.
Così dopo le parole del commissario di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo, il presidente della Regione cambia tono e apre ufficialmente lo scenario delle dimissioni. O in alternativa a un governo del presidente senza l’appoggio dei partiti. «Sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere. Le comunicherò a breve» sono le parole del governatore affidate ai social.
A far saltare gli equilibri nel centrodestra siciliano è stata la richiesta di arresto per corruzione nei confronti di Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione e fino a pochi giorni fa consigliere giuridico dello stesso Schifani. Armao si è dimesso dopo la perquisizione negli uffici della Presidenza. E Forza Italia, adesso, chiede una «proposta politica completamente nuova» per la Sicilia. Intanto la Commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ha annunciato un’indagine conoscitiva sui recenti casi di corruzione nella macchina regionale. E il primo ad essere ascoltato sarà proprio Schifani. Dal Pd arriva l’attacco: per Nello De Pasquale «Le dimissioni non si annunciano, si danno». La crisi, dunque, è apertissima. E il governatore promette una decisione a breve.