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Scuola e ora di religione: a Ragusa sempre più studenti rinunciano

In provincia di Ragusa continua a crescere il numero di studenti che scelgono di non frequentare l’ora di religione cattolica. Un fenomeno che riguarda soprattutto alcuni Comuni e che sembra riflettere i cambiamenti sociali di un territorio sempre più multiculturale, con una forte presenza di studenti figli di immigrati.

di Chiara Scucces -

Ragusa è la provincia del Sud con il più alto numero di studenti che scelgono di non frequentare l’ora di religione cattolica. È quanto emerge dai dati richiesti per il quarto anno consecutivo dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Una tendenza in costante aumento negli ultimi anni e che emerge con particolare evidenza in alcuni territori del comprensorio.

Nell’anno scolastico in corso il 13,16% degli alunni ragusani ha scelto di non avvalersene; un dato che conferma una tendenza chiara: nel 2023 la percentuale era dell’11,66%, due anni fa poco sopra il 10%. A distinguersi come istituto più “laico” è la scuola dell’infanzia di Marina di Acate, dove oltre due terzi dei bambini non frequentano religione.

A colpire non è solo il dato complessivo, ma soprattutto la sua distribuzione geografica. Le percentuali più alte di rinuncia all’ora di religione si registrano nei Comuni a forte vocazione agricola: oltre ad Acate, anche Santa Croce Camerina e Ispica, realtà caratterizzate da una presenza significativa di famiglie immigrate. In questi contesti, molti studenti sono figli di genitori non cattolici o appartenenti ad altre tradizioni religiose e culturali.

La scelta di non frequentare l’ora di religione, dunque, appare meno come un gesto ideologico e più come una conseguenza naturale di una scuola che riflette una società sempre più plurale. Una lettura confermata dal confronto con i Comuni montani dell’entroterra, dove la popolazione è più omogenea e l’adesione all’ora di religione resta invece quasi totale. Un altro elemento significativo riguarda l’età degli studenti: più si sale nei gradi di istruzione, più diminuisce la partecipazione all’Irc, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, dove gli studenti mostrano maggiore autonomia e consapevolezza nelle proprie scelte.

I numeri raccontano quindi non solo una progressiva diminuzione dell’adesione all’ora di religione, ma anche il cambiamento profondo della composizione sociale delle scuole. Dati che, secondo l’Uaar, fotografano un cambiamento culturale profondo e riaccendono il dibattito sul ruolo dell’ora di religione nella scuola pubblica.