Palermo

Sequestrati 80mila euro in contanti a Cuffaro. Interrogatori e prime ammissioni

Gli interrogatori e le prime ammissioni

di Sergio Randazzo -

Si allarga il fronte dell’inchiesta che coinvolge Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, indagato insieme ad altri sedici tra politici, imprenditori e funzionari pubblici per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.
Nel corso delle perquisizioni effettuate dai carabinieri del Ros, gli investigatori hanno rinvenuto 80mila euro in contanti: una parte custodita in due casseforti dello studio e in un mobile dell’abitazione di Palermo, il resto nascosto in un armadio nella tenuta di San Michele di Ganzaria, nel Catanese.

L’interrogatorio davanti al gip

Cuffaro dovrà spiegare la provenienza del denaro durante l’interrogatorio preventivo fissato per venerdì prossimo davanti al gip di Palermo. L’unico tra gli indagati a non essere stato perquisito è Saverio Romano, deputato nazionale di Noi Moderati: per lui sarebbe necessaria un’autorizzazione a procedere che il giudice potrebbe richiedere dopo l’audizione.

Il presunto sistema di potere

Secondo l’accusa, Cuffaro avrebbe guidato un sistema di potere in grado di influenzare appalti, concorsi e nomine dirigenziali nelle aziende sanitarie siciliane, agendo attraverso un gruppo di fedelissimi e funzionari compiacenti. L’ex governatore, che ha lasciato la guida della Democrazia Cristiana dopo la notifica della richiesta di arresto, sarebbe stato al centro di un comitato d’affari illegale capace di condizionare la macchina politico-amministrativa dell’isola.

La replica della difesa

I legali di Cuffaro, Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, hanno precisato che “circa 30mila euro derivano dalla vendita di prodotti agricoli regolarmente fatturati”, mentre il resto del denaro consisterebbe in “banconote datate, usurate e inutilizzabili”.

Il capitolo sull’appalto dell’Asp di Siracusa

Intanto, sono iniziati gli interrogatori preventivi dei coindagati, nell’ambito del filone che riguarda la gara d’appalto per i servizi di ausiliariato e reception dell’Asp di Siracusa, affidata – secondo la Procura – in modo illecito alla Dussmann Service srl. Dietro l’aggiudicazione, che avrebbe dovuto premiare un’altra società, la Pfe, ci sarebbe stato un accordo criminoso volto a favorire la Dussmann e la Euroservice srl di Sergio Mazzola, presuntamente sponsorizzata da Romano.

Gli interrogatori e le prime ammissioni

Durante gli interrogatori, tutti gli indagati hanno risposto al giudice. La posizione di Vito Fazzino, membro della commissione di gara, è stata ridimensionata e per lui è stata revocata la richiesta di misura cautelare. Ammissioni parziali sarebbero invece arrivate da Giuseppa Di Mauro, presidente della commissione, che avrebbe confermato pressioni ricevute dall’allora direttore generale dell’Asp, Alessandro Maria Caltagirone, e manipolazioni nei punteggi delle ditte partecipanti.

Le difese degli altri indagati

Altri indagati, come Ferdinando Aiello, Marco Dammone, Mauro Marchese e lo stesso Mazzola, hanno invece respinto le accuse, negando accordi illeciti e rapporti di favore con esponenti politici.
L’inchiesta prosegue, e nei prossimi giorni sarà il turno di Cuffaro, chiamato a fornire la sua versione dei fatti davanti al giudice.