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Sorelline scomparse: imitavano una challenge vista sui social

Queste sfide online possono suggestionare ragazzi e ragazze e indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo e azioni pericolose

di floriana garofalo -

Non ci sarebbero terzi coinvolti nella scomparsa delle sorelline di San Cataldo, nel Nisseno. Le attività di indagine, coordinate dalla Procura della Repubblica e svolte dai carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta, hanno permesso di ricostruire la motivazione alla base del gesto: la volontà delle due bambine, di 12 e 8 anni, di replicare una sfida vista sui social, che consiste nel nascondersi all’interno di negozi, magazzini o altre tipologie di luoghi, superando le misure di sicurezza e restando tutta la notte senza essere scoperte.

Ipotesi confermata dalla cronologia dei cellulari delle piccole. L’ufficio ha depositato la richiesta di archiviazione, ma la vicenda apre un’importante riflessione sull’utilizzo e sui rischi dei social network per i giovani.

Di challenge estreme si parla da molto tempo, come nel caso del fenomeno Blue Whale. La sfida prevedeva 50 compiti da svolgere in 50 giorni, sotto la guida di un “curatore” o amministratore anonimo, con una sfida finale che consisteva nel togliersi la vita.

Queste sfide online possono suggestionare ragazzi e ragazze e indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo e azioni pericolose.

Dietro ogni video virale si nasconde spesso la pressione sociale di conformarsi a tendenze pericolose, alimentata da algoritmi che premiano contenuti scioccanti e dall’illusione che la popolarità online possa compensare i rischi reali.