Attualità
Strage a Montagnareale, errore di caccia dietro tragedia?
Un errore di caccia avrebbe innescato il triplice omicidio. Sotto esame la posizione dell'unico indagato, un agricoltore locale
Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Montagnareale, il triplice omicidio che ha sconvolto il messinese lo scorso 28 gennaio. Gli inquirenti della Procura di Patti seguono ora la pista della reazione a catena innescata da un tragico errore di caccia. I Ris di Messina nei laboratori specializzati iniziano i rilievi balistici sulle armi sequestrate e le comparazioni del DNA e delle impronte papillari rinvenute sulla scena del crimine e sui fucili. Fondamentale sarà l’esito dello Stub, l’esame volto a rilevare tracce di polvere da sparo sugli abiti e sulla pelle dell’unico indagato, un agricoltore 48enne del luogo. Secondo la ricostruzione che sta prendendo corpo, la tragedia sarebbe iniziata con un colpo partito accidentalmente dal fucile dell’82enne Antonio Gatani, che avrebbe centrato mortalmente al petto Giuseppe Pino. In una spirale di violenza immediata, il fratello della vittima, Devis Pino, avrebbe risposto al fuoco uccidendo Gatani. A quel punto, un “quarto uomo” presente sul luogo avrebbe sparato a Devis, ferendolo prima al fianco e finendolo poi con un colpo a bruciapelo. L’agricoltore, amico fraterno di Gatani, sarà nuovamente interrogato dal Procuratore Angelo Cavallo. Dopo una prima deposizione in cui affermava di essersi allontanato prima degli spari, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ora, i rilievi scientifici potrebbero confermare o smentire definitivamente la sua versione, chiudendo il cerchio su uno degli episodi più oscuri della cronaca locale.