Cronaca

Terrorismo: operazione contro estremismo islamico

L’operazione della Polizia di Stato di Palermo a seguito di una complessa attivita' di indagine della Sezione antiterrorismo della Digos, smantella una cellula di radicalizzazione tra Palermo e Trapani. Nel mirino video di esecuzioni simulate, minacce ai leader occidentali e il coinvolgimento di minorenni pronti alle armi

di Pinella Rendo -

Non solo propaganda, ma un vero e proprio percorso di addestramento digitale e fisico per mandare i miscredenti all’inferno. Con questa accusa, la Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Palermo, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia, ha eseguito due decreti di fermo nei confronti di altrettanti cittadini stranieri residenti nel capoluogo siciliano.

L’accusa è istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo internazionale. L’inchiesta ha svelato un uso sistematico e brutale dei social network. Attraverso profili Tik Tok e Instagram, i fermati diffondevano video dal contenuto inequivocabile: immagini della Casa Bianca avvolta dalle fiamme, il vessillo dello Stato Islamico che sventola al posto della bandiera statunitense e clip di esecuzioni sommarie. Tra i file più inquietanti, gli inquirenti hanno individuato un video che mostrava un uomo in nero infierire su prigionieri in tuta arancione, le cui fattezze erano state digitalmente modificate per ricalcare quelle dell’attuale Presidente degli Stati Uniti.

Il tutto accompagnato da messaggi in arabo e inglese che annunciavano “una nuova era” in cui i “soldati di Allah” non avrebbero conosciuto sconfitta. L’operazione ha fatto luce su un sottobosco di radicalizzazione che sta infettando anche le fasce più giovani. Tre minorenni (due residenti a Marsala e uno nel Nord Italia) sono finiti nel registro degli indagati. I ragazzi, emersi come contatti stretti dei fermati, sono stati sottoposti a perquisizioni locali e informatiche. Sui loro profili social sono stati rinvenuti video che li ritraevano mentre maneggiavano armi semiautomatiche e bianche, ostentando simboli religiosi estremisti e simulando atti di violenza.

Le indagini hanno documentato sessioni di preparazione atletica e sport da combattimento, ritmate dai “Nasheed” (canti religiosi islamici) e intervallate dal gesto simbolico dello sgozzamento. Nel corso delle perquisizioni, oltre a numerosi dispositivi informatici ora al vaglio degli esperti, la Polizia ha sequestrato una replica di pistola mitragliatrice priva di tappo rosso, una pistola semi-automatica di tipo soft-air, nell’abitazione dei minori a Trapani, oggetti e vessilli riconducibili all’estremismo islamico.

I due indagati maggiorenni sono stati trasferiti presso la Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo. Mentre l’indagine prosegue per mappare l’intera rete di contatti, le autorità ribadiscono che per tutti i coinvolti vige il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. L’allerta resta però massima: il confine tra la propaganda online e l’azione diretta non è mai stato così sottile.